Dopo la folla di Loreto, dopo il paterno abbraccio del Santo Padre, è bello ritrovarsi a casa. Sì, in questo momento mi trovo a casa, circondato dell’affetto e dell’amicizia di tutti voi. È bello sentire la vostra voce. La gioia che esprimete. La volontà di amicizia che dimostrate. Tutto questo mi riporta ad alcuni mesi fa, quando a contatto con una natura meravigliosa ho sperimentato cosa vuol dire essere soli. Ero da solo perché tentavo di comunicare con le persone che mi avevano rapito, ma non era facile. Ero da solo perché non sentivo l’affetto della mia parrocchia in Payao. Ero da solo perché mi sentivo fermo, incapace di reagire. Eppure quei giorni sono stati momenti di grande grazia. Momenti dove ho sperimentato la tenerezza del Padre. Momenti che mi hanno dato la possibilità di rinnovarmi. È proprio vero che nei momenti in cui t’accorgi che le forze umane, le nostre capacità, vengono meno, ecco apparire la bontà e la tenerezza di Dio. Nei miei lunghi giorni di sosta forzata nella foresta ho imparato ad ascoltare e a riconoscere i rumori che ti circondano. Il canto degli uccelli, lo squittio delle scimmie, il rumore degli insetti, il latrare lontano dei cani, lo scroscio dell’acqua del ruscello, il soffio dolce del vento. Rumori che mi hanno aiutato a cogliere la ricchezza della natura.

Spesso mi soffermavo a guardare le formiche laboriose, o le farfalle gioiose su piante e fiori

Ho persino visto un’aquila volare nell’alto dei cieli. Ed ho sognato. Ho sognato la libertà.

Quella libertà che ti offre la possibilità di librare la tua vita nel cielo ed accorgerti che tutto è frutto dell’amore di Dio. Anche quelle povere persone che si erano addossate l’incarico di rapirmi e tenermi in custodia sino a nuovo ordine. Anche queste mi hanno parlato seppur involontariamente del cuore di Dio. Quel cuore che ti è vicino e che non ti lascia solo. Quel cuore pieno di tenerezza che ti prende e ti dice di uscire da te stesso, dalla tua terra e vivere l’avventura della vita come dono. Essere speranza per i poveri e giustizia per i deboli. Per tanti anni ho vissuto nelle Filippine. Mi è sembrato di spendere la mia vita in obbedienza alla volontà del Padre. Però durante i giorni del mio deserto nella foresta ho sperimentato concretamente cosa vuol dire sentirsi amato e quindi amare. Ho avuto la forza di sentirmi libero. Di volare nel cielo. Libero di guardare quanto mi sta intorno con un sorriso. Nella foresta ho certamente sofferto il freddo, patito la fame, fatte grosse fatiche. Ho anche sperimento la forza della libertà. Quella libertà che ti dice con forza che la tua persona è manifestazione del progetto di Dio nella storia dell’umanità. Che la tua vita è la goccia d’acqua capace di scavare la roccia. Che le tue mani e i tuoi piedi sono il punto d’appoggio per il mondo.

Ho capito che cosa vuol dire sentirsi chiamato. Tante volte mi sono chiesto perché proprio io sono stato rapito. Non ho fatto grandi cose nel senso di progetti o impegni che possano essere degni di cronaca. Ho solo fatto il missionario o il prete. La stessa domanda me la posi tanti anni fa, quando finito il servizio militare dovevo prendere una decisione per la mia vita. Sentivo la chiamata ad essere missionario e prete. Ma continuamente lottavo con me stesso o con Dio e mi dicevo “perché proprio io?“. Volevo iniziare un lavoro per la vita. Mi sembrava di essere un buon tecnico invece ho dovuto mettere la mia vita nelle mani di Dio. Mi sono fidato di lui e non mi ha abbandonato. Anche nella foresta mi sono fidato e non mi ha lasciato solo. Come una volta anche ora continuo a volare. Invito tutti voi a volare con me.

Non lasciamo che la paura e l’indifferenza ci attanagli e ci costringa al niente. Voliamo in alto, sempre più in alto fino alla realizzazione del sogno di Dio per ciascuno di noi. Quel sogno che dice amicizia e solidarietà tra la gente. Tra qualche mese tornerò nella mia terra, le Filippine. Non so dove sarà esattamente il mio prossimo impegno. Resta il fatto che io continuerò a sognare la mia vita come dono. Vi porterò tutti con me. So che avete lottato per me, avete pregato perché il coraggio non mi venisse mai a mancare. Il mio e il vostro sogno continueranno a vivere ed insieme viviamo nel sogno di Dio per tutte le persone del mondo.

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