E la vicenda i padre Bossi ha riportato in primo piano anche la realtà delle missioni nelle Filippine. Ecco la testimonianza di padre Giulio Mariani, missionario del PIME nelle Filippine dal 1985 al 2001 che dal primo ottobre tornerà nel Paese asiatico come direttore del Centro Euntes a Zamboanga City. L’intervista è di Fabio Colagrande:

R. – Siamo nelle Filippine per aiutare la Chiesa filippina nelle parrocchie dove non ci sono preti, ma siamo là principalmente per portare avanti un dialogo con i musulmani, un dialogo di vita, e un dialogo con i tribali: questo è il nostro fine principale.

D. – E’ una presenza quella dei missionari del PIME nelle Filippine che verrà ridiscussa dopo questa vicenda?

R. – Non credo. La comunità del PIME delle Filippine si radunerà la prima settimana di agosto, sarà presente anche il superiore generale, e ci sarà padre Bossi. Una settimana di esercizi che è stata convertita in una settimana di riflessione, ma non è in vista di cambiamenti della direzione della nostra presenza, lo posso affermare abbastanza serenamente.

D. – Lei crede che la vicenda di padre Bossi vi abbia dato una nuova consapevolezza?

R. – Ci ha dato una nuova spinta alla missione. Consapevolezza solo nel senso che sappiamo che bisogna usare molta prudenza e, infatti, muovendoci in queste zone dove sappiamo che ci sono dei pericoli più pronunciati, noi ci muoviamo sempre con delle persone che ci accompagnano e ci proteggono come nel caso del sequestro di padre Bossi: c’erano due catechisti con lui, che sono stati rilasciati subito. Non possiamo dimenticare che il Vangelo ci dice che dobbiamo essere semplici come le colombe ma prudenti come dei serpenti.

Advertisements