Per dare lavoro ai suoi parrocchiani, Giancarlo si è fatto falegname, mettendosi a lavorare il legno e il cemento. Quando noi imbranati dovevamo tirare su qualche costruzione il suo consiglio era sempre fondamentale.  Missionario costruttore sviluppava cosi’ due impegni paralleli: uno la meditazione da predicare poi alla gente radunata nelle cappelle e l’altro il non rimanere mai con le mani in mano. Con lui lavoravano personaggi umili ma altamente qualificati nell’addomesticare il legno e la terra: Doming il falegname che da un qualsiasi pezzo di legno poteva creare cose impossibili senza troppo scarto e Minkiot che annusando la terra sapeva in che direzione puntare l’aratro. Con loro e con altri del loro calibro il lavoro diventava passione. Nel tardo pomeriggio mentre riponevano gli attrezzi si scambiavano qualche saluto che voleva dire “Il lavoro fa bene!” Si divertivano a lavorare e mai ad ammirare il prodotto uscito dalle loro mani; sarebbe stato un atto di vanita’. Eccetto due sedie a dondolo di legno pregiato yakal sistemate sul balcone che dava sul mare. Due pezzi di alto prestigio. Li’ seduto Giancarlo era piu’ nostromo che carpentiere. Fumava e meditava con il mare a poche decine di metri. A ovest. Ritornato a Payao per la seconda volta lo scorso marzo, le sedie a dondolo non c’erano piu’. Forse i tarli, forse gli uomini. Forse i rapitori. Meditava di ricostruirle ma gia’ sappiamo cosa e’ successo e per ora rimane solo il dondolio della meditazione.

Le notizie di padre Giancarlo Bossi tenuto ostaggio ora in Basilan, si incrociano qua e la’. Il vescovo di Basilan mons. Martin Jumoad della prelatura di Isabela (Basilan) conferma questa ipotesi, ma le testimonianze rimangono sempre scarne e difficili da verificare. Potrebbe essere ovunque.

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