bossirosa3.jpgCarissimo cognato ciao. Questo e’ l’inizio di ogni mio scritto a Giancarlo, e’ un mese che non posso farlo e la cosa mi pesa . Sono soprattutto scambi di piccole notizie quotidiane sulla salute della mamma, sulla situazione di scuola dei vari nipoti,  sullo spostamento di interessi sportivi dal calcio al podismo ultradilettantistico, sulle vittorie delle rispettive squadre nei campionati che contano, sono queste le cose di cui parliamo. Chiaro che parliamo anche delle cose che succedono in quel mondo sperduto del Mindanao, dei progetti di medio termine che lo coinvolgono in prima persona e degli spostamenti e progetti degli altri confratelli che nel corso degli anni e nei viaggi fatti abbiamo conosciuto e apprezzato. Ma oggi mi sembra di parlare e sentire la storia di un’altro Giancarlo, un missionario qualunque di cui si conosce poco ma si vuole dire molto, un uomo di fede attaccato alla povera gente e alla terra povera, soprattutto la povera terra che con il sudore e l’impegno offre pane per i denti e gioia del vivere. Mi sembra una storia lontana dal mio mondo oppure il mio cuore e la mia mente rifiutano di credere che riguardi proprio mio cognato: un pensiero purtroppo  ricorrente nel nostro vivere che ci fa sentire e ragionare e provare dei sentimenti a volte solo se ci toccano in prima persona o se rientrano nel nostro piccolo cerchio di interessi. Ho creduto e credo di essere aperto alle cose della vita e di dichiararmi cittadino del mondo ma mi accorgo di essere chiuso nel mio egoismo e nel possesso piuttosto che aperto alla ricerca di un bene comune e superiore. La bellezza e la fortuna dello stare con Giancarlo e’ proprio per quella sensazione che con lui non rischi niente perche’ niente ti chiede,  la sua presenza e’ discreta seppur gioiosa, apre il sorriso a chi sorriso non ha, coinvolge nella letizia anche chi felice non e’,  e’ compagno di gioco anche di chi sa giocare poco,  e’ spalla di dialogo e battute anche di chi parla poco. E poi nelle strade deserte, nei luoghi poco frequentati anche la sola presenza e’ ricchezza, e’ proposta di dialogo, e’ inizio di comunione e questo non lo lascia mai mancare. Il “servizio” e’ la pietra angolare della sua vita, la discrezione e’ il suo modo di essere, il seguire “..se non ritornerete come bambini….” e’ il suo credo. Mi piacerebbe discutere con lui del perche’ ancora oggi il Milan non ha agito sul mercato per riuscire a contrastare la beneamata Inter anche sul piano dello scudetto, ma mi prenderei dell’incompetente e del borioso gia’ da mio figlio che solo lui e’ stato capace di portare dalla sua parte e tifare rossonero: e’ l’unico rimprovero che potrei muovergli addosso. Tutto il movimento di opinione, tutte le manifestazioni di solidarieta’ che si sono succedute in questi giorni e che avverranno fino al momento della liberazione credo siano per lui inimmaginabili. Sto pensando intensamente a quando ritornera’ libero e, soprattutto nei primi momenti,  a quando si trovera’ addosso tutta la popolarita’ che il Bene di questo mondo ha generato intorno a lui. Uomo schivo ma con il cuore in mano non so a quanti sapra’ dire di no, non ora, sono stanco, piu’ tardi ma di certo ritrovera’ stampato sulla faccia di tutti quel sorriso che riesce a far scaturire spontaneamente da tutte le persone che incontra sul suo cammino. Ma sono ancora piu’ sicuro che la migliore  medicina per lui saranno i sorrisi dei bambini di Payao, se avra’ la fortuna e la gioia di riprendere da li’ il cammino interrotto quel 10 di giugno. 

Enrico

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