Oggi a Zamboanga e’ un giorno come tanti altri. Sereno a sud, nuvole temporalesche a nord, in mezzo un pezzo d’arcobaleno rallegra quella parte del cielo. Gia’. Bisognerebbe burlarsi della vita e ridicolizzare un po’ tutto. Eppure anche oggi dobbiamo pensare a tutti quelli che hanno avuto i loro sogni infranti. Per Giancarlo era un semplice sogno. Quello di rinnovare la sua missione. Gia’ l’aveva pianificata. Era partito con il ripulire, aiutato da persone di buona volonta’, la base del grande sasso su cui un tempo aveva costruito casa e chiesa. Quel luogo di mangrovie era diventato una discarica dove gettavano i rifiuti. Insomma, aveva in se’ la gioia di ricreare e poi creare di nuovo. Una visione, anche di un mare pulito, che l’avrebbe sostenuto per anni ancora. Ma ci pensate, noi ci pensiamo, a quello che ha perduto? Gli hanno fatto veramente male. Ora da giorni sta lottando con se stesso. Fisiscamente. Mentalmente sul come rimettere i pezzi assieme dopo questa incredibile e personale vicenda. Non potra’ tornare indietro a quello che era e, forse, considera’ fallite le opere e le cose per cui ha sempre lottato. Ma si dice che la speranza e’ un sogno che non si ferma mai. Gli ideali del Giancarlo non cambieranno anche dopo un sogno frantumato in una mattinata di giugno. Siamo sicuri che riacquistera’ la coscienza della vita quotidiana assieme alla gente semplice di Mindanao. Sara’ piu’ terra che mangrovie, ma gli arcobaleni appaiono ovunque e ci dicono che il mondo, per quanto cattivo possa sembrare, continua a cambiare. 

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