Oggi a Zamboanga il sole picchia. Cerchiamo di fare il punto della situazione all’ombra. Ombre. Coloro che sono predisposti nelle operazioni di ricerche non ci mandano rapporti. Forse non si fidano delle poste o della burocrazia. Sanno chi siamo, ma tra noi e loro c’e’ un labirinto dentro il quale si sono persi chissa’ quant’altri rapiti e rapporti. Se stiamo in silenzio per molto tempo va a finire che si dimenticano anche di noi e del Giancarlo. Per questo non cediamo. Vogliamo sapere di piu’ e cosi’ da una parte si continua ad usare gli ormai noti numeri di telefono, avendo sempre risposte piu’ o meno varie e rassicuranti, e dall’altra cerchiamo coloro di cui ci possiamo fidare, che sanno piu’ di noi, che hanno meglio di noi le mani in pasta, che da anni hanno vissuto drammi del genere. Insomma ci si aiuta per non sbagliare nelle scelte che dovremo fare nelle prossime settimane e anche per mandare a quel paese coloro che vogliono sfruttare questa triste faccenda per danaro (i giornali parlano di un riscatto di 15 milioni di pesos). Certo noi non possiamo portare a termine in prima persona la liberazione del Giancarlo (vorremmo ma ci e’ stato sconsigliato). Non ci rimane che contribuire al suo rilascio con i pochi mezzi che abbiamo. Magra consolazione, si dira’, gia’, ma e’ sempre una consolazione.
Lanao del Sur e la Baia di Sibuguey, continuano ad attirare l’attenzione delle forze dell’ordine e dell’ MILF. Si danno da fare, non si sa bene con quanta coordinazione, ma si danno da fare da 18 giorni. Siamo anche entrati nel clima caldo di possibili negoziati. Forse e’ vicino il giorno in cui potremo mandare al Giancarlo viveri, medicine e un ‘tubaw’, il fazzolettone da avvolgere sulla testa.  Ne avra’ veramente bisogno. Secondo i giornali si sposta da un posto all’altro in cavallo (vedi 3.Philippine article). Sotto il sole.

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