Oggi strade tranquille in Zamboanga City. C’e’ il sole e manca la corrente. Usiamo le batterie. Oggi e’ pure sabato e i bambini sono a casa a giocare. I genitori si sollazzano seduti, se non distesi, su panchine di legno, sedie di plastica e sulle radici degli alberi di acacia. In citta’, nella ‘city’ insomma, si ozia, ma non nel ‘country’. Mindanao Occidentale e’ un’area incredibile, grande, fatta di contorte coste marine e monti alti sino a 2000 metri (sembra su uno di questi abbiano portato il Giancarlo). Bella ma oggi pattugliata da migliaia di forze armate, che sfatando il detto che e’ impossibile la ricerca di un ago in un pagliaio, loro ci credono ancora. Sono padri di famiglia che ricercano il nostro padre: soldati, poliziotti, membri dell’MILF e CFGU (Civilian Armed Forces Georaphical Units). Ma anche i ‘tanod’ questa umile classe fatta in maggioranza di contadini e pescatori che tengono a posto la pace e l’ordine nei barrio (Barangay), anche quelli piu’ piccoli e anonimi. Magari saranno loro a liberare il Giancarlo. E’ comunque un ‘popolo’ intero che lo cerca, e di questo bisogna prenderne atto. E’ un grande popolo il nostro, filippino, di Mindanao, fatto di cristiani, musulmani e decine di popolazioni indigene, che impegna cosi’ tanti mezzi e risorse per cercare un nostro compagno.  Lo troveranno senz’altro. Prima o poi.  Allora potremo anche far niente, per qualche giorno, in Mindanao Occidentale, tra i suoi mari e suoi monti.

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Grande fiaccolata ieri sera in Zamboanga. Si e’ pregato molto. Si e’ cantato molto. Canzoni e preghiere di pace e speranza. Tutte in nome di Giancarlo.

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