Piove a Zamboanga City. Le notizie piu’ che sollievo portano una mesta confusione. Giorni fa i militari dissero che Giancarlo poteva essere liberato in giornata, poi in 24 ore, in 48 ore ed ora in 72 ore. Giorni fa i vari incaricati di non  chiari ma affidabili servizi segreti parlavano di Giancarlo tenuto ancora nella zona di Sibuguey, poi non era piu’ la’ ma dalle parti di Lanao del Norte a 300 chilometri piu’ ad est, poi invece le notizie si distesero fino all’isola di Basilan a 300 chilometri a sud-ovest. E’ un po’ come dire le cose a spanne. Chilometriche. La verita’ si perde sulla mappa.

E’ stato tra di noi missionari del PIME l’ambasciatore italiano Rubens Anna Fedele, venuto da Manila per andare a Payao. L’abbiamo ringraziato per quello che sta facendo. La visita sul posto, assieme a padre Gianni Sandalo e altri missionari, ha confermato l’ipotesi (solo una ipotesi) che i rapitori, quelli che hanno fatto lo sporco lavoro di prendere fisicamente padre Giancarlo, sono persone legate alla locale malavita, forse ingaggiate da altri che nell’ombra stanno progettando chissa’ cosa per sfruttare l’ostaggio’. Alle ombre probabilmente interessano poco chi e’ padre Giancarlo, come si chiamavano i suoi genitori, chi sono sua sorella, fratello, nipoti, amici, compagni . E’ solo un’ostaggio rubato alla comunita’ da barattare poi con la stessa, ma almeno cominciassero a negoziare. Non l’hanno ancora fatto. Non si sono fatti sentire e le motivazioni rimangono un grosso punto interrogativo.  Nelle Filippine ci sono 27 milioni di telefonini e nessuno di questi e’ stato usato per mandare almeno un sms per dire che padre Giancarlo sta bene. L’MILF ha una fittissima rete di informatori sul campo, ma nessun oggetto di Giancarlo e’ ancora passato tra le loro mani. Per ora rimane un ostaggio anonimo sperso nella confusione delle informazioni, ma uno che conosciamo bene che sta lottando in un terreno sconosciuto adattandosi a queste piogge di fino giugno che bagnano sia lui come i suoi rapitori.

ride.jpg

Advertisements