Fin dal primo incontro, a Davao, con p.Fausto abbiamo capito che l’esperienza sarebbe stata molto piu’ “intensa”  di quanto ci potessimo aspettare. La semplicita’ con cui lui ci ha accolto e accompagnato nelle numerose “avventure” che ci ha proposto in questo mese, ci ha permesso di viverle con naturalezza. Coinvolgendoci direttamente nelle sue attivita’ quotidiane, ci ha fatto sentire parte della comunita’ e non semplici visitatori. Un ruolo importante nel farci sentire a nostro agio e nell’immergerci piu’ a fondo nella “vera vita” di Arakan, lo hanno avuto anche i membri dello staff  con i quali abbiamo  condiviso la prima settimana  nei villaggi tribali. Ad integrare la parte “pratica” vissuta fianco a fianco con p. Fausto, c’era anche la “teoria” condivisa ogni sera con p.Gianni, che con ironia ci metteva in guardia dall’essere retorici. Importante per la nostra crescita e’ stato anche il breve, ma intenso incontro con il piccolo-GRANDE  p.Peter. In questo viaggio abbiamo sperimentato la sensazione di essere stranieri. L’essere scrutati e analizzati, ma comunque sempre accolti con grande calore, ci faceva spesso sentire in imbarazzo. Durante il mese abbiamo provato la gioia dell’incontro, consapevoli di non aver prestato un servizio tangibile, speriamo comunque di aver trasmesso loro questo nostro sentimento. Cio’ che ci portiamo nel cuore da questa esperienza e’ l’umilta’ con cui viene testimoniato il vangelo senza pretendere di”convertire”, ma vivendolo tra la gente.

Dora Imma Mario

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SAMPOLI.. Piero

La missione cosi’ come la immaginavo si e’ concretizzata a Sanpoli . Alla direzione della parrocchia di questo e di altri 4 villaggi padre Ilario, IL MISSIONARIO. Uomo di 73 anni sempre pronto, quando l’urgenza chiama, a salire sul fuoristrada e a portare a destinazione il bisognoso. Figura autoritaria e ben voluta, pronta a riprendere chi sta sbagliando ma anche ad accogliere chi ha bisogno. All’interno della struttura di Sanpoli sono inoltre presenti case alloggio dove, al fine di permettere di frequentare la scuola, sono ospitati 150 ragazzi. Anche in questo caso il referente principale, un po’ il papa’ di tutti gli adolescenti e’ padre Ilario. Ad aiutare IL MISSIONARIO, padre Dhodon un prete del PIME che giovane, volenteroso e meticoloso ha contribuito a migliorare le condizioni dei ragazzi. Infine Rosi una signora che fa un po’ da mamma a tutti i ragazzi.

Oltre a queste grandi figure a lasciare un segno dentro di me sono stati i ragazzi in tutto il loro essere, timidi, gioiosi, puri, spontanei. Non appena il muro della loro timidezza veniva a cadere eravamo travolti dal loro calore. Al nostro arrivo sedutici in chiesa si e’ creato un vuoto intorno a noi, dopo qualche minuto non solo le 2 panche vuote che ci separavano dagli altri si sono riempite ma per poco non venivamo sobbalzati anche noi furi dal nostro posto. E’ stato bellissimo essere stati accolti con tanto affetto, vedere come la nostra presenza li rendesse contenti. Il loro desiderio di conoscere noi e la nostra coltura. Cosa di piu’ bello di setirsi chiamare Kuya (fratello maggiore)?

Piero

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Irene da Sampoli

..penso che esistano due modi per scrivere una lettera che riguarda la mia esperienza a Scampoli…la prima è con la testa, in modo razionale. Ebbene se dovessi scrivere ragionando in questo modo direi che la mia esperienza di missione da p.Ilario è stata molto interessante perché mi ha fatto vivere la missione, però allo stesso tempo è stato anche molto difficile adattarmi al nuovo stile di vita perché purtroppo il posto, nonostante sia molto bello a livello di struttura, a mio avviso è tenuto un po’ male, mancano le condizioni igieniche e di certo l’ambiente circostante non aiuta…

….invece se dovessi scrivere con il cuore le mie parole non si possono certo fermare a questo…in queste due settimane ho imparato ad apprezzare la vita semplice di tutti i giorni senza le comodità a cui siamo normalmente abituati…sono stata accolta da tutti in modo stupendo e ho praticamente vissuto in una grande famiglia…ho imparato che la vera casa per me è dove ci sono i miei genitori, ma per 150 ragazzi non è proprio così…ho capito che casa è dove trovi sempre qualcuno pronto ad aspettarti quando torni da scuola…è dove c’è una Mama Rosie che ti da attenzione, che ti coccola, che si prende cura di te quando stai male e che è sempre pronta a donarti un abbraccio…è dove c’è un grande uomo di 73 anni che è ancora pieno di forze e ricco di risorse, che è in grado di arrabbiarsi quando serve e subito dopo sa offrirti un sorriso oltre che il suo aiuto…e poi come non parlare di p.Dodong (Saladaga)…lui per me è stato un punto di riferimento oltre che un amico….quando avevo bisogno di qualcosa lui è sempre stato pronto a darmi una mano, è stato lui che più di tutti mi ha fatto conoscere almeno un po’ le tradizioni di questa gente e mi ha aiutato a vivere a pieno cuore quest’esperienza…soprattutto all’inizio quando pensavo che alcuni ostacoli di adattamento fossero insuperabili…ma soprattutto credo che sia stata una figura importante per i ragazzi, perché, nonostante il suo carattere un po’ severo, era sempre pronto ad ascoltarli, ed attento in modo silenzioso nei loro confronti…si può dire che se il p.Ilario è un po’ il “nonno” dei ragazzi, lui è stato il fratello maggiore…

E’ inutile dire che ho lasciato un pezzo di cuore a Sampoli…e come mi ha detto p.Gianni “ho vissuto un po’ di luna di miele”…ma me ne sono andata con la speranza di rivedere di nuovo un giorno quei volti che ora tengo stretti nel cuore e di sentire ancora quelle risa che risuonano tuttora nelle mie orecchie e nella mia testa…

                                       Thank you…

                                                  …salamat kaayo…

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