www4adriano Ho visitato le Filippine, quest’arcipelago di isole lontanissimo dall’Italia e che da ragazzo mai avrei pensato di vedere un giorno. Il mio lavoro nell’ufficio adozioni del Centro Missionario Pime di Milano mi ha offerto la possibilità d’incontrare i nostri missionari. È stata un’esperienza importante per me che mai ero stato in una missione del Pime e che mai mi ero avventurato più a sud della Grecia! Inutile negare che prima della partenza ero un po’ preoccupato, per il clima e le possibili difficoltà che avrei potuto incontrare. Invece tutto è andato bene. Con padre Davide Sciocco, direttore del Centro Missionario, e accompagnato da padre Gianni Sandalo, superiore Pime delle Filippine, ho incontrato ad uno ad uno tutti i nostri padri. Che vivono la missione ciascuno a proprio modo: chi in mezzo ai tribali, chi nelle parrocchie tra i baraccati, nella gestione delle scuole, per la formazione dei seminaristi oppure per accrescere il dialogo interreligioso nelle Filippine. Ho visto persone che dignitosamente vivono in situazioni di estrema povertà e ho incontrato maree di bambini sorridenti nonostante la vita abbia loro riservato il volto più duro.
Sono state due settimane intense, iniziate con la visita della parrocchia gestita dal Pime nella baraccopoli di Parañaque, una delle città che formano la grande Manila. In un caldo opprimente abbiamo visitato la vasta baraccopoli ove risiedono circa 100mila persone tra sporcizia e violenza. Moltissimi sono bambini e una parte di essi sono aiutati tramite le adozioni a distanza.
Il nostro viaggio è proseguito per San Jose de Buenavista (Antique), dove vivono due nostri padri missionari: padre Fernando Milani segue la comunità di San Josè di Antique e padre Luciano Benedetti vive presso i tribali Ati, popolo di pescatori. È stata splendida l’accoglienza che questa popolazione ci ha riservato, trattandoci quasi come fratelli. La tappa successiva è stata la grande isola meridionale di Mindanao. La realtà di quest’isola è complessa: una miscellanea di razze e religioni che spesso si aiutano e che altrettanto spesso si osteggiano. Con situazioni di violenza che sfociano in uccisioni e sequestri. In questo clima difficile e a volte ostile si concentra il maggior numero di attività dei missionari del Pime. Come la missione di Arakan Valley, situata in una poverissima zona rurale tra i monti dell’interno, dove operano tre nostri padri missionari che seguono anche i tribali Manobo, indigeni che vivono in piccoli villaggi. Con padre Fausto Tentorio, abbiamo visitato alcuni di questi villaggi, raggiungibili soltanto in motocicletta dopo numerose peripezie. Lì ci hanno accolti i bambini di un piccolissimo asilo che sono aiutati da alcune scuole italiane attraverso il “Progetto Adottiamoci” promosso dall’Ufficio mondialità del Pime di Milano. All’inizio i bambini ci guardavano con stupore. Dopo aver visto i lavori eseguiti per loro dai ragazzi italiani si sono sciolti e hanno cominciato a giocare con noi. I genitori continuavano a ringraziarci di aver offerto ai loro figli la possibilità di studiare, imparando anche la lingua tagalog, potendo così accedere alla scuola senza sentirsi isolati e spesso derisi dagli altri perché parlano una lingua diversa.
Toccante è stata anche la visita a Kidapawan. Accompagnati da padre Peter Geremia, abbiamo raggiunto la vicina località di Tulunan in cui nel 1985 padre Tullio Favali trovò il martirio. Abbiamo consegnato a padre Peter una targa con la fotografia di padre Tullio che sarà esposta in un’edicola che verrà costruita appositamente. Dopodiché abbiamo celebrato una Santa Messa in memoria di padre Tullio nella vicina chiesa con la partecipazione di tantissime persone.
Lasciata Kidapawan il nostro giro è continuato nella parte occidentale dell’isola partendo dalla città di Zamboanga e passando poi per Bayog e Sampoli. Qui operano alcuni missionari del Pime che si spendono nell’attività di parrocchia presso le zone più povere e nel dialogo con le popolazioni tribali. Mindanao in genere e le regioni di Zamboanga del Norte e del Sur sono abitate da molti musulmani. Alcuni di loro convivono senza problemi con i nostri padri e anche collaborano, altri invece, rapiscono e uccidono sia cristiani che musulmani perché hanno sposato la causa integralista islamica. Questi integralisti abitano sui monti e nella foresta e rendono pericolosi gli spostamenti. In questo senso, per il rischio di essere sequestrati, è pericoloso raggiungere Siraway, una località circondata da numerosi villaggi, dove opera padre Alessandro Brambilla. Nonostante il rischio abbiamo visitato anche Siraway dove la comunità cristiana ci ha accolto con entusiasmo perché erano quasi due anni che padre Brambilla non riceveva visite da parte di “occidentali”. Al nostro arrivo la chiesa era stracolma. C’erano quasi tutti i bambini aiutati tramite l’adozione a distanza con i loro genitori.
Visitare le missioni ed incontrare i padri del Pime è stata per me una splendida esperienza: ho potuto concretamente vedere quanto il mio lavoro qui in Italia sia importante per i nostri missionari e per i tanti, tantissimi bambini che attraverso le adozioni a distanza sono aiutati nella loro crescita. Ringrazio perciò tutti coloro che sostengono almeno un’adozione a distanza anche a nome di tutti i missionari.

Advertisements