Gianni Sandalo

Cari Amici

Ci sono poche parole che fanno la storia della nostra vita e, fra queste, una certamente è “sì”.
Pensiamo ai tanti si’ della nostra vita, Pensiamo al si’ piu’ importante. Quello che abbiamo detto al Signore quando accoglievamo il suo invito di metterci a sua disposizione per amore dei tanti fratelli e sorelle che ci stanno intorno.
E’ stato ed e’ un si’ che ci ha totalmente coinvolto e che ha dato alla nostra vita un cammino preciso, sofferto e pieno di gioia che certamente ci conduce alla gioia del Padre.
E’ stato ed e’ un cammino che va contro la logica dell’ umanita’ per accogliere la logica di Dio.
Non tutti lo capiscono, qualche volta viene anche osteggaito, ma e’ un cammino che ci abbraccia e ci spinge ad andare avanti con enusiasmo, passione e tenerezza. La tenerezza la passione e l’entusiasmo di Dio.
Qualche giorno fa ci siamo ritrovati come comnita’ per gli Esercizi spirituali annuali.
Prendendo spunto dalle riflessioni del ‘predicatore’ mi sono trovato a riflettere sul mio ‘si’’ a Dio e alle persone che la storia di Dio ha posto al mio fianco. Tutte quelle persone che ci vogliono bene e che camminano al nostro fianco.
Mi sono allora trovato a ripetere quanto Monsignor Tonino Bello diceva circa la vocazione:
La mia vocazione? Non è mia!
E’ una vocazione dal cuore aperto
e dalle mani forate,
impregnata di preghiera e di adorazione
il cui unico recapito è il Tabernacolo.
Mi pare allora di capire che iIl cuore di un prete e di un missionario deve saper vibrare come se ogni giorno fosse un nuovo mattino di Pasqua, come se ogni giorno il Signore gli mettesse al dito l’anello del figliol prodigo, l’anello della festa. Ogni giorno bisogna saper “indugiare” alla presenza dell’ Altissimo” … guardare a lungo la Croce, l’Eucarestia, vivere “in amicizia Christi”.
Vivere nell amicizia di Cristo vuol dire scoprire la voglia di entrare nel cuore di ogni persona nel mistero che è ogni persona. Ed ogni persona e’ il tabernacolo di Dio.
Sotto questo aspetto il prete e’ un uomo tessitore di fraternità, di relazioni profonde. Uno che vive con, che cammina con, che sa lasciarsi scavare l’anima dalle lacrime e dalla gioia di chi incontra. Uno che cerca di non passare mai accanto ad alcuno con un volto indifferente, con un cuore chiuso. Uno che, come uomo del Vangelo sa che ha bisogno di tutti e di ciascuno, sa che deve camminare con tutti e con ciascuno. Uno che non possiede facili risposte ma si lascia “inquietare” dalle domande.
Comunico allora il mio sogno: un ‘posto di lavoro’ che sia sempre più una comunità fraterna, corresponsabile, missionaria. Dove l’ incontrarsi possa diventare “centrale evangelica”, segno forte e incisivo di corresponsabilità, di comunione e di missione, cuore pensante, cuore vulnerabile alle ferite dei fratelli.
Un sogno? Una sfida? Ambedue certamente! Sta a ciascuno di noi leggere.
La nostra comunita’ sta vivendo la tentazione borghese. In questi anni tanti se ne sono andati. Dare un giudizio non e’ favile e forse non me la sento. Il problema e’ che questo forse non ci stupisce. Niente ci mette in crisi, Si e’ indifferenti. Forse perche’ troppo sicuri del nostro lavoro e dei risultati che abbiamo tra le mani. Ma se ci lasciamo prendere da tale statod’animo e situazione dimntichiamo quanto accade inorno. Soprattutto dimentichiamo il TABERNACOLO, ovvero il posto di Dio nell’umanita’ ed il nostro si’ a Dio e all’umanita’

Con amicizia,

gbs

Advertisements