Gianni Sandalo

Cari amici e confratelli

Faccio mio e mando ai voi come messaggio – quindi momento di speranza – un articolo di un parroco alla sua comunita’ in occasione dell’Anno Eucaristico
E’ un riflettere sul dono dell’Eucarestia. Dono che si riceve e che si offre.

‘Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb. L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e disse: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!».
(Esodo 3,1-5)
Una chiesa, un tabernacolo, un roveto, un pezzo di pane … rimando al mistero di Dio, al mistero dell’amore.
Va vissuta così l’Eucarestia: l’avvicinarsi con timore, tremore, stupore a qualcosa di grande, mai del tutto conosciuta, capita. Che sconvolge l’intelligenza e commuove il cuore. E’ l’incontro, è il memoriale della Pasqua di Gesù, dell’ultima sua cena, della sua croce, della sua resurrezione. Del suo farsi dono. Credere è “ricordare”, riportare al cuore, fare memoria. Di chi è il Dio di Gesù Cristo. Di chi siamo noi. Senza l’Eucarestia, senza la Messa rischieremmo di non sapere più chi siamo, né perché ci diciamo cristiani.
Ci si accosta all’Eucarestia come ci si accosta all’amore … in punta di piedi, irresistibilmente attratti dall’invito e dalle promesse del nostro Dio.
Celebrare l’Eucarestia è anzitutto “respirare Dio a pieni polmoni” … E’ dire “Eccomi”

Nel film Francesco di Liliana Cavani c’è una scena molto bella. Due degli amici di gioventù di Francesco si mettono a “spiarlo”, a seguirlo, in cerca del suo segreto, del segreto della sua gioia, del suo amore. Francesco fa loro un dono: un piccolo pezzo di pane … scena che ha tutto un sapore “eucaristico” … Uno dei due porta a casa quel pane. Lo guarda a lungo, lo contempla. Ripensa alla vita e alla gioia di Francesco e finisce per pronunciare queste parole: “Per quel pezzo di pane sarei stato pronto a dare via tutto” … E anche lui lascerà tutto, seguirà Francesco e troverà gioia. Troverà il “centuplo quaggiù”.

E’ questo il meraviglioso dono dell’Eucarestia: una nuova forza, una nuova libertà, una nuova speranza che porta ad una nuova intimità con Dio che sa trasformare, trasfigurare la nostra vita.

Molti cristiani vivono senza Eucarestia; altri fanno l’Eucarestia, ma non fanno la Chiesa; altri ancora celebrano l’Eucarestia nella Chiesa, ma non vivono la coerenza dell’Eucarestia.

”L’Eucarestia rimane ancora una sorta di sacramento incompiuto. Rimane incompiuto quando manca la sequela eucaristica. …
L’Eucarestia è uno scandalo da vivere fino in fondo. …
La comunità eucaristica, come Gesù, deve essere sovversiva e critica verso tutte le miopi realizzazioni di questo mondo.
Noi tra le opere di misericordia corporale abbiamo sempre insegnato che bisogna consolare gli afflitti, ma non abbiamo mai invertito l’espressione dicendo che bisogna affliggere i consolati. Tu devi essere una spina nel fianco della gente che vive nelle beatitudini delle sue sicurezze. Affliggere i consolati significa essere voce critica, coscienza critica, additatrice del non ancora raggiunto. …
La Chiesa deve farsi presente a ogni dolore umano, a ogni fame di giustizia e di liberazione. (mons. Tonino Bello, Affliggere i consolati, La meridiana)/

Noi siamo ‘fortunati’! Celebriamo l’Eucarestia ogni giorno. Ogni giorno ci arricchiamo quotidianamente dell’umanita’ del mondo e l’ offriamo a Dio. Non un’offerta asettica o ritualistica, bensi’ un offerta del cuore che si spezza per il fratello e la sorella nella gioia, nella sofferenza, nella lotta e nella speranza di ogni giorno.

Con amicizia e sia l’Eucarestia il tuo vero pane quotidiano,

gbs

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