Gianni Sandalo

Cari Amici e Confratelli:
Racconta un detto rabbinico che Dio ha creato l’uomo perché voleva sentir raccontare delle storie …
C’è una storia da narrare: quella di un uomo di nome Gesù.
C’è una storia da narrare: quella di un crocefisso di nome Gesù.
C’è una storia da narrare: quella di un risorto di nome Gesù.
C’è una storia da narrare: quella di un vivente per sempre di nome Gesù.
C’è una storia da narrare: quella di chi da sempre ha amato e ama quell’uomo, crocefisso, risorto, vivente per sempre, di nome Gesù.
C’è una storia da narrare: la speranza in una vita che non finisce con la morte.
C’è una storia da narrare: il comandamento dell’amore.
Non è una storia facile, neppure sdolcinata. E’ una storia dura. Sembra essere una storia di perdenti. Eppure è una storia di straordinaria gioia e libertà.
E’ una storia che non finisce, che fa iniziare e sognare sempre nuovi cammini.
Siamo afferrati da questa storia.
Ne siamo narratori e testimoni …
Al riguardo dice il Cardinale di Milano: “Gesù ci manda a testimoniare e annunciare il vangelo. Non ci manda semplicemente a comunicare una parola, ma a “fare vedere” una persona viva, che ci ha incontrato e ci ha cambiato la vita, facendo nascere in noi una “esperienza” nuova, capace di contagiare e attrarre gli altri. E’ Lui stesso! “Sarete testimoni di me!”. Gesù manda tutti, nessuno escluso. Manda me. Manda te.
Anche per te, per te personalmente sono le sue parole! Ti dice: “Tu, proprio tu, mi sarai testimone!”…..
E’ questa la “missione” Nasce dal di dentro della fede: se credi davvero, non puoi non testimoniarla agli altri. Tu sei importante agli occhi di Dio!
Da te dipende il presente e il futuro della comunità cristiana, chiamata a vivere il Vangelo, a celebrarlo nella preghiera e a testimoniarlo nella carità vissuta ogni giorno in famiglia, sul lavoro, a scuola, nei luoghi della gioia e della sofferenza, nell’ambito dell’ economia e della politica.
Anche da te dipende il presente e il futuro della società civile…”
Sono parole calde e appassionate che richiamano il volto missionario della Chiesa e ci rimandano a quella che il Cardinal Tettamanzi chiama questione centrale, unica e decisiva: l’evangelizzazione e la fede sono il “caso serio” della Chiesa.
Il percorso da fare e’ difficile ma esaltante.
Difficile perché per evangelizzare occorre essere evangelizzati, per essere testimoni bisogna essere discepoli. Come gli apostoli con Gesù: stavano molto tempo “accoccolati” ai suoi piedi, in ascolto della sua parola; si sono lasciati amare; hanno vissuto una vita di relazione con Lui. Poi hanno raccontato le sue parole, i suoi gesti, il suo amore, la sua vita.
Difficile perché il testimone è colui che vive ciò in cui crede, la sua vita è il luogo della sua testimonianza.
Spesso invece capita quello che ironicamente narrava un vecchio rabbino di un giovane rabbino: “Parla tanto di Dio da dimenticarsi che esiste” …
La radice della testimonianza sta in un incontro …
Certamente dobbiamo recuperare il senso di questo incontro. Non diamo niente per scontato. Non pensiamo siano solo parole quanto andiamo dicendo. Lasciamoci coinvolgere con entusiasmo da fatti ed eventi che appaiono ai nostri occhi. Non permttiamo a noi stessi di dire che e’ la solita storia (=’solfa’). Manteniamo l’entusiasmo della ‘nostra gioventu’’!
Abbiamo da poco piu’ di un mese concluso gli esercizi spirituali di comunita’. Si e’ iniziato un nuovo cammino. Guardiamo cio’ che ci sta davanti, con la nostra umilta’, semplicita’ e poverta’ di vita raccontiamo la storia di Dio alla quatodianita’ della storia e della persona ed ancora una volta lavoriamo per essere i testimoni della luce.

Con amicizia,

gbs

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