Quasi sette mesi di siccità passati nella parrocchia di Dao. Poi la pioggia è arrivata imprevista e abbondante a metà maggio. E ritorno nel fango. Avrei dovuto studiare ilongo e kinaray-a è finita che ho fatto l’aiuto-parroco senza esserlo ufficialmente, soprattutto nei sacramenti. Parrocchia con caratteristiche ‘mangiati dalle anime’ :  sulla carta un grosso centro, Dao (7000 abitanti), 47 barangay e 63 cappelle (raggiunte per ora solo 51). Una sola strada per metà asfaltata, che segue la costa, il resto strade di terra battuta che si snodano, su e giù, per le colline. 63 cappelle (in maggioranza piccole) significano 148 giorni di feste (quasi tutte tra dicembre e maggio), visto l’usanza locale di avere la messa sia alla vigilia (battesimi e matrimoni) che il giorno della festa. Poi messe annuali (compreso inizio e fine anno scolastico) richieste dalle scuole elementari e medie sparse sul territorio (20 circa) a fine marzo (= graduation masses) e inizio anno in giugno (= Messe dello Spirito Santo). Da contare anche i numerosi funerali, i soliti matrimoni, le ’hukas-lalao’(= messe di anniversario familiare solitamente in onore dei defunti) e quelle private dei ‘clan’ (= Miranda, Ysulat, Pelingon, Fornier,Abyera ecc.). Poi ci sono le messe quasi mensili nelle cappelle, chiamate ‘stewardship mass’ (dove si raccolgono le ‘decime’; chi le paga non paga i sacramenti ma aiuta l’economia della cappella e della parrocchia). Da aggiungere le due messe domenicali e la messa giornaliera alle 6,15 del mattino (eccetto il mercoledì alle 5 del pomeriggio) in Poblacion Dao. Lo giuro. Mai celebrato (indegnamente) così tante messe come in questi mesi.

In Giugno dovrebbero iniziare i lavori per il nuovo convento (= casa parrocchiale) ma penso saranno rimandati a tempi migliori visto che i soldi in mano al PPC (Parish Pastoral Council) non sono sufficienti. Ci sarà anche un cambio nella guida della parrocchia con l’attuale parroco, Fr. Edgar Allan Pacete (‘Ega’ per gli amici) lascia per un altro incarico e altri (2) preti filippini diocesani e antiqueñi che prenderanno il suo posto. Il vecchio convento passerà alla scuola cattolica (con annesso asilo e progetto per una scuola elementare) di cui il parroco ne è il Direttore. Il convento attuale è un porto di mare (ma la porta è sempre aperta!) dove gente di ogni ceto vi si addentra (con il classico ‘C’è qualcuno?’) e che se analizzati ad occhio attento rivelano quasi sempre la loro dipendenza-alla-fame ( altri, piu’ timorosi, alla-tazza-di-caffè-solubile). Per gli aiuti materiali agli indigenti, ogni anno, nella grande Festa Comunitaria Agricola di fine febbraio, la parrocchia raccoglie circa 200 sacchi di riso molti dei quali vengono poi razionati alle famiglie più povere e il rimanente al seminario diocesano.  Il convento è inoltre già parte della scuola media e cattolica che già alle 7 del mattino pullula di studenti ansiosi di andare in classe e di ….uscirne!. Finite le lezioni sono gli scugnizzi Ati che salgono le piante di mango attorno e al tramonto i passeri che si affollano a migliaia sui vicini indian-trees a cinguettare; alcuni più intelligenti dentro la bocca di un vecchio cannone spagnolo (in disuso) come fosse una disco-house. Il convento è anche sede del gruppo Alta-Fedeltà-a-Massimo-Volume, o semplicemente ‘Messiah’, che ogni settimana prova e riprova altoparlanti e amplificatori da qualche migliao di Watt da usare poi nelle varie celebrazioni, festività e concerti che si tengono nel territorio di Antique (gia’ 148 giorni di sagre): io, non potendo fare altro, mi sono associato chiudendo un occhio mentre avrei dovuto tapparmi le orecchie..

Kinaray-a, lingua locale. (vicina all’altra lingua più comune nell’isola di Panay, l’Ilongo) Imparato per quel che basta per comunicare decentemente per il resto mi aiuto gesticolando. In pratica Sebuano (Lingua di Mindanao) con parole ilongo e kinaray-a. Esiste poi un ‘kinaray-a’ (distante dall’Ilongo) che mi rimane ancora incomprensibile. In aggiunta, alcuni gruppi Ati sembra abbiano ancora una loro lingua, Inati, non ben definita (o forse ne hanno inventata una per gli antropologi). Insomma differenti idiomi che molte volte arrivano alla testa contemporaneamente creando .. equivoci esilaranti e con-fusione di lingua e linguaggio. Tuttavia nessuna particolare difficoltà con la gente che, penso, in parte capisca la difficoltà dello straniero (di più se è anziano) e magari ci vedono dentro, riflessa, anche quella dei loro numerosi parenti emigrati all’estero. L’emigrante poi (quando torna per le vacanze) contribuisce a propagandare l’opinone che lo straniero bianco e pallido (missionario e non) sia sempre e  comunque un benestante, con soldi a disposizione, da etichettarsi poi a seconda della sua origine (italiano = spaghetti e mafia ; oltretutto diverse famiglie di Dao hanno parenti a Palermo!). E che dire poi della cultura antiqueña che rimane orgogliosamente ancorata a se stessa e molto localistica?.

Nei prossimi anni il territorio di Dao e parrocchie limitrofe, rimarrà il luogo per il mio ‘programma’ con gli IP (Indigenous People), visto che il concentramento di Ati è nel sud di Antique. Pur tenendo recapito e residenza nella parrocchia data al PIME, S.Pedro (35 km da Dao),  sarò spesso là dove abitano gli Ati-Tumandok o Kalibugan (= incrocio di indigenità) , alla ricerca di qualche buona idea per aiutarli. In particolare qualche piccolo progetto di immediata realizzazione secondo le loro necessità. Per quel che ne so il programma IP nella Diocesi di Antique è in parte gestito da una NGO chiamata Ancores (Antique Cooperative Rural Extension Service), sorta nel 1966 e registrata al SEC nel 1969, alla quale si relazionano anche le altre attività della Social Action  (qui le prime Credit Unions sorsero nel 1963, registrate all’allora CAO  – Cooperative Administrative Office). Una delle prime e una delle più grandi cooperative nelle Filippine con più di 3000 membri e ora ‘multipurpose’, è  proprio qui a Dao.  Il luogo scelto in passato dalla Diocesi per svolgere il programma IP è un barangay chiamato Lawigan ( a 10 km da Dao), dove da diversi anni, con aiuti dalla Misereor, si cerca di interessare gli Ati ad un programma di riforestazione.

A livello pastorale come in quello sociale c’è da dire che i missionari del passato (Mill Hill = 100 anni di presenza in Antique) hanno praticamente fatto tutto quello che dovevano e potevano fare i missionari come noi; martiri, evangelizzazione, consegna delle parrocchie al clero locale, Kumonidad nga  Kristohanon, cooperative, radio diocesana, formazione di catechisti, scuole, scolarships… cosa che, tutto sommato, rende ‘innecessaria” la nostra presenza (come PIME). 

Infine, quello che farò. Sto cercando di capire se il mio impegno è legato ad Ancores oppure posso muovermi su altri livelli, cosa che per ora sto facendo. In un barrio, Igkaputol, ho iniziato ad interessarmi degli Ati ( o Aetas) là sfollati (60 famiglie ca). I problemi sono diversi ; numerosi bambini, miseri guadagni ( estimati a 50 pesos – 1 euro – al giorno per famiglia), ricorrenti malattie e soliti debiti. C’è poi una carenza di leaders (pochi hanno terminato le scuole medie) e una radicata convinzione religiosa di essere in balia di forze tenebrose e vendicative. Concretamente ho fattocostruire una barca, o pumpboat, con motore da 6CV, completo di un migliaio di ami e di rete, per un gruppuscolo (3 famiglie), benedetto poi dagli Ati a luna calante (e Venere splendente poco sopra l’orizzonte ad ovest) con sangue di maiale (1 litro) spalmato dentro e fuori lo scafo e 7 giri di incenso attorno alla barca. Poi cena (dove si deve consumare rigorosamente tutto: ma non è mai un problema…) con 7 parti di riso bollito, 7 di carne di maiale, 7 di langka (frutto locale) e un bicchiere di tuba (= vino di palma) poi offerto alle cupe acque marine sede di forze benefiche ma anche di entità malefiche (ieri una bambina di 4 anni a momenti ci annegava, recuperata inconscia e salvata in tempo all’ospedale). Non potevano mancare, come distorsione culturale occidentale, 7 sigarette e una bottiglietta di rum Tanduay (a quando la seduzione del telefonino?) ma dove c’è marginalità non può non mancare un pizzico di satira religiosa per tirare avanti.  Il nome della barca: Stella del Mare! Una delle tante immagini che qualificano Maria che spero illumini questi neo-pescatori ora che entrano nel tempo dei tifoni e della fame. Bisogna aggiungere poi che gli Ati in Dao e dintorni sono già aiutati dalla Chiesa Battista (di Corea) da una quindicina di anni; la stragrande maggioranza di loro appartiene a questa denominazione e hanno un loro pastore che è un Ati. Da parte cattolica c’è chi muove critiche ai battisti di come gestiscono il loro programma IP, ma le ritengo infondate; in fondo loro si sono mossi molto prima di noi! In dicembre dovrei essere in Italia per motivi familiari. Spero in quella occasione di attirare anche un po’ di empatia (= rendersi conto) verso queste popolazioni.

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