Dicono da queste parti che giugno sia un mese strano; se piove è come essere un mese avanti a luglio e se no indietreggi al grande caldo di maggio. Se piove tutto il mese il raccolto di riso si farà agli inizi di settembre se no si rimanda di qualche settimana. I primi di luglio mi sono spostato in questa parrocchia di Casay, l’ultima all’estremo sud della Diocesi di Antique, e ci rimarrò più di un mese, sostituendo il parroco, father Mike in vacanza in Irlanda. Subito i primi contatti con gli Ati o Aetas: stavano ri-piantando le piantine di riso per il raccolto che si farà a settembre. Le risaie non sono loro. Lavorano per terzi a 50 pesos al giorno, poco meno di un dollaro. Il perché di una paga così bassa sta nel fatto che chi li ha ingaggiati è anche colui con il quale hanno contratto diversi debiti: il resto del salario non pagato ripaga il debito, ma i 50 pesos non bastano per vivere e saranno costretti a rinnovare i debiti. Un circolo vizioso che non ha fine, un andare avanti e indietro senza illusioni.

 

Due di loro emersero dal fango della risaia e si avvicinarono alla strada da dove li osservavo. Si approssimarono in silenzio e si fermarono a guardarmi. Di solito se ti osservano a lungo tu sai già cosa vogliono. I miei soldi. Potrei anche dire che gradivano che li aiutassi con i miei soldi, ma dal loro punto di vista uno straniero come me è straniero perché ha soldi non perché aiuta.  La loro richiesta era uguale a tante altre: due bambini portati all’ospedale di Dao con il tetano, a uno avevano già fatto l’iniezione all’altro no. I soldi erano per il secondo. Quando sono in due di solito dicono la verità per questo li ho aiutati. Ma poi il discorso si è allargato e ho preso nota. Vivono tutti, circa dieci famiglie (gli unici ATI di questa parrocchia di 10.000 abitanti), nel barrio di Mabuyong, vicino a Casay, sulla riva del mare. Guadagnano solo qualcosa nei mesi della semina e del raccolto. La risaia era a un centinaio di metri dal mare e noi parlavamo guardando il mare; c’erano due barche a pochi metri dalla riva. In pochi minuti ci siamo intesi nel rendere possibilmente utili anche gli altri mesi dell’anno: pescando.  Ora i  ‘miei’ soldi a loro interessano per costruire tre piroghe per la pesca quotidiana. Una speranza in più anche se so che molti di questi aiuti arretrano sempre alle condizioni di partenza.  Ma qui si parte dalla terra e arretrare più di così si annega nel mare. La vita degli ATI è come un’orma nel fango in una risaia: in pochi istanti svanisce nel tutto, senza identità. Sono questi i momenti dove sento di valere qualcosa. I due dal fango, con la loro richiesta, mi hanno permesso di entrare nel loro mondo. Loro mi giudicano con una misura appropriata senza però sapere che ha me i soldi interessano relativamente. Del resto non credo che abbiamo mai avuto la possibilità d’incontrare qualcuno, così folle, che li considera più preziosi dei soldi.  Certo, non riusciranno mai a capire la mia logica mentale ed io la loro.  Il mio modo di vivere è quello della carità, il loro è quello della ricerca del necessario. Tuttavia, per una volta tanto, saranno una cosa sola.

Luciano Benedetti

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