materCari Amici:
Durante ‘l’eta’ bellla’ (la mia giovinezza), – ma forse anche adesso – uno dei miei ‘idoli letterari’ e’ stato Brecht. Mi piaceva leggere le sue opere e.. anche guardarne la rappresentazione teatrale diretta da Giorgio Strehler al Piccolo di Milano. Ecco allora che mi permetto di proporre un brano che forse in qualche modo  ci puo’ essere di aiuto. 
“Un gruppo di contadini è costretto ad assistere ai preparativi di un assalto notturno del vicino paese addormentato. Terrorizzata dai soldati, la gente si arrende alla sorte; un ragazzo si mostra addirittura disposto ad indicare la strada agli assalitori.
Tutti sono in pena per il paese minacciato, ma la conclusione cui giungono è sempre la stessa. ” Non possiamo fare nulla … Non ci rimane che pregare!”.
E così, mentre tutti si raccolgono in preghiera, improvvisamente si alza Kattrin, una ragazza muta: prende un tamburo, si arrampica sul tetto di una stalla e percuote lo strumento come un’ossessa, fino a svegliare gli abitanti del paese. Kattrin viene uccisa, ma il paese, messo in allarme, è in salvo. (da “Madre Courage e i suoi figli” di Bertold Brecht)
…preghiera come fuga dalla storia e dalle proprie responsabilità, come alibi per la nostra inattività, come rassegnazione: ecco la critica di Brecht, una critica forse anche  motivata dalla nostra quotidianita’.
Ma ha davvero ragione Brecht quando vuole concludere che pregare è inutile e che è più importante ‘agire’?
La questione non è di poco conto.
Penso possiamo trovare  la risposta guardando al Maestro, Gesù di Nazareth, e al suo Vangelo.
E’ nel Vangelo che troviamo Gesù sempre “assediato” da tanta gente da ascoltare, da aiutare, da guarire; ed è nel Vangelo che troviamo Gesù assiduamente impegnato a cercare momenti di solitudine per incontrarsi con suo Padre che lui chiama confidenzialmente e teneramente “Abbà” … papà …
Nelle pagine evangeliche scopriamo quindi che Gesù sa mettere meravigliosamente insieme azione e contemplazione: proprio perché è sempre vicino al Padre può essere vicino a tutti; scopriamo che Gesù è capace di farsi servo di tutti perché prima e sempre è servo di Dio …: questo è il segreto di Gesù, questo deve essere il segreto per ciascuno di noi …
Un segreto ben evidenziato dalla vicenda spirituale di un Monaco del Monte Athos, un mistico dell’ottocento:
Gli uomini credono che prima occorra amare gli uomini
e poi amare Dio.
Anch’io ho fatto così,
ma mi sono accorto che non serviva a nulla.
Quando invece ho cominciato ad amare Dio prima di tutto,
in questo amore a Dio ho ritrovato il mio prossimo.
Dopo il Natale di Gesù, cioè dopo che Dio, nella vicenda di Gesù, ci ha rivelato il suo amore per tutti, non si può più andare a Dio saltando il prossimo.
L’ha capito bene anche la donna di cui ci racconta Carlo Carretto: Una donna francese venuta per un ritiro spirituale passa accanto a una tenda dei tuareg. Si ferma, conversa e si accorge che una ragazza, esile come una canna, trema per il freddo. E’ strano, ma è così: nel deserto fa freddo nelle albe senza sole.
“Perché non ti copri?” le chiese. “Perché non ho nulla da coprirmi!” rispose la fanciulla tuareg.
La donna, senza aver affrontato il problema, se ne va a … pregare … Entra nell’eremitaggio dove c’è il Sacramento esposto. Si prostra nella sabbia davanti al Gesù presente nell’Eucarestia… Cerca il contatto con l’Eterno … Cerca di pregare, ma … non ci riesce.
“Non riuscivo ad andare avanti – confesserà -. Non riuscivo a pregare. Sono dovuta uscire, ritornare alla tenda e dare a quella fanciulla una delle mie maglie. Poi sono tornata e allora sono riuscita a pregare”.
L’amore di Dio, rivelatosi nel Natale e nella Pasqua di Gesù, incalza, non lascia riposo … perché trascina sempre con sé la storia, gli uomini …
Quando si prega sul serio, si viene ributtati immediatamente tra gli altri.
Pregare allora è “essere presenti a Dio e all’uomo, è mettere insieme l’eremo e la strada “, certi che dove un uomo prega qualcosa nasce e fiorisce sempre. E vivere e’ pregare e suonare il tamburo per la vita. Proviamoci.

Con amicizia,

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