Cari amici e confratelli:

“Veit Bach, un fornaio residente in Ungheria, fu costretto ad abbandonare il paese per salvaguardare la propria fede. Si stabilì a Wechmar dove riprese a esercitare il suo mestiere. Era affezionato a una piccola cetra che portava con sè al mulino per suonare, mentre la macina era in movimento. La macina e la cetra erano strumenti per un concerto meraviglioso! In tal modo imparò ad andare a tempo. Così, più o meno, è cominciata la musica nella famiglia Bach”.
In questo modo, quasi scherzoso, Johann Sebastian Bach inizia un suo scritto sulle origini della famiglia musicale Bach.
La macina la conosciamo anche troppo. E non è difficile richiamarla alla memoria: la macina del lavoro quotidiano, la macina delle preoccupazioni, la macina dell’angoscia, la macina dei confratelli, la macina degli altri, la macina dell’usura, la macina della notte, la macina che tritura, ma che deve triturare affinché il tegumento del grano, la crusca e la farina possano essere separati, offerti, consumati.
E la cetra? La cetra del canto, la cetra della musica e del sogno, della melodia, della nostalgia, dell’utopia … la cetra del desiderio.
Sono necessarie entrambe: la macina senza la cetra è qualcosa di troppo pesante. La cetra senza la macina è qualcosa di troppo leggero.
Nel suo mulino Bach girava la macina, il cui ritmo instancabile scandiva l’incarnazione del lavoro quotidiano e del pane di ogni giorno. Ma aveva con sé la sua cetra. Questa cetra gli era necessaria per ripetersi che la lotta di ogni giorno, che l’incarnazione non avrebbero alcun senso se non producessero una melodia: la melodia dell’anima che prega, che loda, che adora.
Non ci è possibile fare a meno della macina: tutti sappiamo benissimo che è sempre presente. Nessuno vi sfugge. Ma disgraziato colui che credesse di poter fare a meno della cetra.
Questo è l’inizio di ogni cosa: la macina e la cetra.
(Bernard Bro, La macina e la cetra, Ldc)

La macina e la cetra: potrebbe essere il titolo che diamo al nostro cammino quarsimale per l’anno 2004. La macina e la cetra per arrivare al centro, al cuore della vita, dell’esperienza cristiana, là dove preghiera e lavoro, amore e paura, gioia e dolore, forza e debolezza, si intrecciano, si intersecano. Là dove Dio e l’uomo si incontrano, ora in un abbraccio, ora in una lotta corpo a corpo.
Spero che ciascuno di voi in questo cammino quaresimale scopra ancora più intensamente la melodia della cetra, della preghiera. Una melodia che saprà farci vivere a mani aperte, a testa alta, col cuore guarito, a passo di danza … una danza che ha come protagonisti Dio, noi, gli altri.
Una melodia appartenuta prima di ogni altro a Gesù di Nazaret: a Lui occorre guardare, da Lui occorre imparare. A pregare, a chiamare Dio Abbà, ad amare, a servire, a perdonare, a vivere, a morire. A mettere meravigliosamente insieme silenzio e parola, preghiera e azione, lotta e contemplazione.
Il cristiano prega perché Gesù pregava. Era il suo segreto. E il segreto di tanti che nella storia hanno fatto grandi cose.
Al riguardo il primo momentoe fondamentale momento   della preghiera non è il nostro parlare, ma un abbraccio. Perché credere è innanzitutto una relazione.
“Che cosa è Dio?”, domanda il bambino. La zia lo stringe tra le braccia e gli chiede: “Che cosa provi?” “Ti voglio bene”, risponde il bambino. “Ecco, Dio è questo!” (dal film “Decalogo 1” di Kieslowski)

Siccome le avevo chiesto se qualche volta dimenticava la presenza di Dio, mi rispose con molta semplicità: “Oh! no, penso di non essere mai stata tre minuti senza pensare al buon Dio”. Le dissi chiaramente che ero sorpresa, dubitavo che un tale impegno fosse possibile. Essa mi replicò: “E’ del tutto naturale pensare a qualcuno che si ama”. (Teresa di Lisieux alla sorella)
Lasciarsi amare, mettersi in ascolto, lasciarsi accarezzare e benedire da Dio: è questo innanzitutto la preghiera … perché come dice S. Agostino “Un conto è un lungo discorso e un altro un lungo amore”.
Proviamo ad entrare in questa dimensione e.. scopriremo l’amore di Dio come il dono piu’ bello per noi e la oglia di servire come la concreta conseguenza di questo dono.

Con amicizia buona Quaresima 2004

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