Ci si può aspettare che una persona ragionevole creda in Dio, creda che il Figlio di Dio sia “disceso dal cielo”, si sia “incarnato”, fatto uomo, nato da una vergine?
Questo è quello che crediamo: Dio ha preso un volto, un corpo, si è reso visibile in un disarmante, fragile, bambino indifeso. 
Questa è la buona e incredibile notizia che si celebra a Natale.  Ma è proprio vero? 
E’ questa una domanda che ci turba, che ci inquieta. Anche perché il nostro Dio – in contrasto con le nostre attese – ha scelto, dalla culla alla croce, la strada di una “scandalosa impotenza”, la strada della debolezza, del “nascondimento”, la strategia dei “chiaroscuro”.
E’ un Dio, questo nostro, che ha scelto la “mitezza” della penombra, non la “violenza” dell’evidenza. Un Dio che vuol essere cercato, che vuol realizzare un incontro. Il Dio di Cristo è sempre presente, ma non viola mai la nostra totale libertà. Sta alla porta e, discretamente, bussa. Non entra se non è invitato. Non chiede se chi lo chiama è degno, ma se davvero è libero e desideroso di accettarLo
Dentro questo “chiaro-scuro” viviamo ogni giorno la fatica dei credere in Dio, del cercare il volto di Dio, ma anche la gioia del trovare Dio in un “bambino avvolto in fasce” che ci sussurra: fermatevi e sappiate che io sono il vostro Dio!
Allora dobbiamo.. fermarci…..guardare e ascoltare, in silenzio …
E’ quanto dobbiamo vivere a ogni Natale per vedere meglio, per imparare a credere, per lasciare che quel Bambino ci parli.
Il silenzio ci “travolge” nei momenti più belli o più duri della nostra vita: di fronte a un amore che nasce e cresce, a una nuova vita che apre gli occhi su di noi, allo spettacolo delle stelle e del cielo, a un dono inaspettato, a gesti di solidarietà e di condivisione … ma anche all’intensità incancellabile di un dolore … 
E nel silenzio nascono le domande più laceranti, i dubbi crescono o si sciolgono, le scelte radicali si compiono … 
E’ solo nel silenzio che possiamo accogliere e ascoltare l’altro e l’Altro…
Guardare e ascoltare, in silenzio … dovunque noi siamo, nel faticoso quotidiano, nelle nostre incertezze e nei nostri dubbi, nella gioia che spalanca il cuore e nel dolore che non passa … per ritrovare Dio in un bambino, come qualcuno che ci prende per mano senza mai abbandonarci e che ci accompagna nell’ avventura di ogni nostro giorno:
Il Natale di Gesù non è avvenuto nella straordinarietà ma nella quotidianità. Dio lo si incontra là dove lo lasciamo entrare. Dio ci invita a vivere il quotidiano, il feriale con il cuore della festa, a vivere l’ordinario in modo straordinario, la straordinarietà delle Beatitudini, dell’amore gratuito, creativo e senza pentimenti di Dio. 
 E’ come se nascessimo di nuovo.
Dio è un bambino, è un uomo … lo stile del nostro Dio, lo stile dell’Incarnazione ci invitano alla tenerezza, alla solidarietà, alla speranza, all’amore concreto e significativo per l’uomo.
Perché se Natale è un messaggio di gioia e di speranza, è anche un invito alla sequela, un invito a vivere lo stesso stile del nostro Dio. 
A noi allora è chiesto di essere, con audacia, scopritori, tessitori, artigiani di una speranza mai estinta, che sa attraversare lo spessore dell’oscurità. 
E allora la gioia diventa un compito e la tristezza, l’ingiustizia, nemici da combattere, perché un cristiano non può restare impassibile, indifferente davanti alla sofferenza di tanti: il Natale non glielo permette.
“Amatevi come lo vi ho amato”, “Come ho fatto io, fate anche voi”, “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” …
Sono le parole semplici, chiare, scomode, dure del nostro Dio: se sapremo viverle sarà Natale.

Con Amicizia,  Buon Natale !
GBS

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