Cari Amici:

Pace a ciascuno di voi.

 

Tra qualche settimana celebreremo  il mistero del Natale.

Per essere preparati a riveverlo nella pienezza la chiesa ci offre il momento di grazia dell’Avvento. Ovvero un tempo speciale  dove siamo invitati a riscoprire il mistero di Dio e il mistero dell’uomo come due realta’ che vivono insieme in un modo indissolubile nell mistero dell’incarnazione dell figlio di Dio.

Piu’ in generale si puo’ affermare che ogni mistero di salvezza, ogni evento cristiano, e’ insieme occasione di conoscenza di Dio e di conoscenza dell’uomo.

Quindi la domanda e’: quale Dio e quale uomo ci porta allora a conoscere il Natale?

Non dimentichiamo che il nostro Dio e’ un Dio non facile da definire, e’ un Dio che sorprende.

Nella sua manifestazione Dio non assume  il volto di un giudice severo o di un sovrano indignato che viene a distruggere il male, a umiliare e sconfiggere i peccatori e infliggere i meritati castighi all’umanita’.

Invece si verifica l’opposto. Dio rivela il suo amore gratuito, generoso, perdonante mandandoci il suo tesoro, il suo unico Figlio che si presenta a noi con la debolezza e la dolcezza di un bambino indifeso. Quel Bambino ha una voce capace di dirti: ti amo, ti perdono, ti stimo, sei importante per me, ti rilancio nella vita, ho bisogno di te.

Noi siamo soliti pensare che si deve prima essere buoni e giusti per meritare poi di essere amati da Dio. Ma ci sbagliamo, e la rivelazione ce lo conferma. Abbiamo bisogno prima di essere amati da Dio e di essere certi del suo amore perdonante, per potere poi diventare buoni, amarlo a nostra volta e amarci fra noi.

La pretesa di essere buoni prima ci fa entrare  in un vicolo cieco, ci butta in una situazione scoraggiante. Non siamo affatto capaci di amare sul serio per primi.

Troppe le smentite che vengono non solo dai grandi odi e conflitti di cui parlano le cronache odieme, ma anche dalle mille punture di spillo con cui ci crocifiggiamo a vicenda nella vita quotidiana.

Troppo poco sappiamo amare. Tuttavia il dono dell’amore che Dio gratuitamente ci fa, amandoci per primo, ci infonde luce e gioia, ci da la facilita’ e il coraggio di fare noi il primo passo con altri, fino a quel misterioso gesto che si chiama perdono, ci permette di camminare e resistere pur nelle situazioni pesanti.

Dunque il neonato povero e fragile, e’ la rivelazione che Dio ci ama davvero. E’ un piccolo Bambino, ma ha una grande dignita’. Egli e’ Colui che era presso Dio, Colui per mezzo del quale tutto fu fatto.

Il bambino nato fra noi e’ una persona divina, e’ Figlio di Dio, rivela il Padre, porta a compimento tutti i destini del mondo.

E’ presenza data per sempre. Gesu’ ha cominciato da Betlemme a percorrere tutte le nostre strade, e sara’ con noi fino alla fine del mondo, perche’ e’ il dono definitivo del Padre.

Nessuna guerra potra’ respingerlo, nessun odio potra’ deluderlo, perche’ vince la morte con la vita, l’odio con l’amore, la menzogna con la verita’.

Dipende da noi andargli dietro, accettare di essere testimoni con lui di questo nuovo ordine di valori e dire a lui quel “si” che lui stesso suscita in noi.

Allora abituiamoci a guardare Dio come a Colui che ordinariamente e’ dalla parte del piu’ piccolo e del piu’ povero; come qualcuno la cui onnipotenza si mostra anzitutto nella bonta’ e nella tenerezza, nell’affabilita’ e nella vicinanza ai piu’ semplici e ai piu’ umili.

Cominciamo cosi a comprendere perche’ il Dio cristiano ritiene importanti noi che siamo fragili e poveri; comprendiamo che gli siamo molto cari non perche’ molto bravi, ma perche’ molto deboli.

Dio ci ama gratuitamente, ci ama prima che noi lo amiamo ed e’ capace di sacrificarsi per il nostro bene.

Siamo invitati quindi a prendere coscienza di non essere soli e abbandonati nel cammino della vita, di poter guardare in faccia senza eccessivo terrore e affanno gli eventi dolorosi di questi mesi e quelli che forse ci attendono.

Il Signore nel Natale  e’ venuto con noi e con noi rimane, non ci abbandona nella nostra poverta’. Il Signore e’ con i piu’ poveri e dona loro salvezza, vincendo l’ingiustizia della morte.

Il dono propio del Natale, dono che auguro a voi di tutto cuore, e’ quello della gioia e della pace. Non una gioia e una pace superficiali, effimere, ma la gioia e la pace profonda nel cuore, la gioia e la pace di Dio, che non ci impediscono di partecipare e di sentire nostri tutti i dolori e le sofferenze dell’umanita’.

Questa gioia e questa pace che Gesu’ mette dentro di noi, possano entrare nella nostra gente, nella Chiesa, e nella societa’ per aprici a una piu’ grande speranza!

 

 

Con Amicizia,

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