MVC-199F Da quando è nato, 33 anni fa, Winnie mostra tutta la sua bravura e fantasia in un stile di vita proprio e originale. Nel suo genere un vero professionista. Ha iniziato da piccolo sulla terra battuta, sotto casa. Anno dopo anno, ha testato centinaia di differenti combinazioni motorie anche attraverso cadute incredibili. Decine di differenti livelli di equilibrio e acrobazie da familiarizzare con tantissime modalità di controllo prima per gioco e poi per necessità. Difficili. Molto difficili, i percorsi che doveva affrontare. Disseminati da barriere naturali e artificiali quasi impossibili: scale, strade infangate, sentieri di montagna e campi arati e fiumi da attraversare. Tutto questo sin dall’inizio. Un po’ come le nostre prime esperienze di equilibristi quando su vecchie bici arrugginite, da ragazzini, si cercava di dimostrare che le nostre evoluzioni, tutt’altro che spettacolari, meritavano qualche foto e gli applausi dei più grandi. Sul sellino senza piedi, senza mani e, a volte, senza denti! Soltanto che per Winnie il gioco è diventato realtà, perché lui è veramente ‘senza mani e senza piedi’! Condannato da nato, da quando sua madre, per non avere più figli, si lascia persuadere e inghiotte delle pastiglie abortive che funzioneranno solo in parte. Una cosa simile era successo da noi, in Europa, molti anni fa. Tutto il mondo inorridì nell’apprendere che per effetto di uno psicofarmaco sedativo (il talidomide), somministrato a donne nei primi mesi di gravidanza. Furono migliaia i bambini nati con gli arti non sviluppati. Un farmaco responsabile della sventura di molti esseri umani e della disperazione delle loro famiglie.

Winnie, comunque, non ha mai preso questa disgrazia come una tragedia, e a quelli che gli domandano se, in fondo, non odia la madre, lui figlio non voluto e nato ‘handicappato’, risponde di ‘no!’ e scherza sulla sua infermità. Una serenità di fondo che gli ha permesso di raggiungere gli obiettivi prefissati. Ha studiato regolarmente, imparando a scrivere con la matita tenuta stretta tra i due moncherini, e si è diplomato, senza agevolazioni di sorta, all’Istituto di Agraria, l’unica scuola superiore di Doroluman, un grosso villaggio sperduto nell’Arakan Valley, nel centro dell’isola di Mindanao. Ma lavorare in agricoltura voleva anche dire tirare per il naso il bufalo nelle risaie. Una lotta impari. Per niente sconfitto si è messo a cercare un posto d’ufficio trovandolo inaspettatamente quando incontra padre Nicola Mapelli che dall’alto (fisicamente) gli domanda: “Sai scrivere a macchina?” e lui dal basso : “Eccome! Anche lavare, stirare, cucinare e altro ancora!”. “Allora assunto!”, conclude padre Nicola che da giorni stava cercando un segretario per l’ufficio parrocchiale. Ora con lo stipendio parrocchiale ha comperato un bufalo ai genitori contadini e aiuta i nipoti ad andare a scuola.

È strano come  la cura del corpo e della bellezza siano importanti nei luoghi di lavoro e di passatempo delle società moderne (a volte esagerando per le unghie). Parlando di mani e piedi, per esempio, in commercio si vendono degli spray che se spruzzati su questi arti, creano una potente barriera contro i microbi (magari solo dopo esserseli lavati con il sapone antisettico). Poi ci sono unguenti e polveri che aumentano la presa degli arti. Vengono usati per il body building, power lifting, spinning, free climbing, arti marziali e quant’altro bisogna sudare per avere estremita’, e di conseguenza corpi, da atleta. Naturalmente non li trovi in Arakan Valley, dove a farsi i muscoli nelle ‘palestre’ di terra battuta, sono invece i microbi e i parassiti. Eppure guardando Winnie viene spontaneo pensare che la perfezione del corpo non e’ poi cosi’ importante. Esteticamente la vita puo’ essere meno bella, ma non per questo meno affascinante o avventurosa. Winnie è un ‘ostacolo’  fisico al nostro ideale di perfezione che fa meditare: “Lotta, sofferenza e limitazione devono essere compagne dell’uomo per ricordargli meglio ciò che in fondo è la sua essenza – qualcosa di imperfetto, tanto nell’anima che nel corpo. Qualcosa che non potra’ mai essere portato a termine, almeno in questa vita, dove è solo nel superamento delle contraddizioni che uno sperimenta la libertà di scegliere il passo successivo”, dice padre Nicola. Parole che ricordano quelle di Tun Channareth, il cambogiano, premio Nobel nel 1997. Ha perso gli arti per l’esplosione di una mina anti-uomo, ma poi riflettendo sulla sua condizione ha detto : “Le mie menomazioni sono visibili eppure queste dovrebbero far ricordare anche quelle invisibili. Quelle che tutti noi ci portiamo dentro. Tutti abbiamo ‘mine anti-uomo’ nei cuori. Mine che ci spingono all’odio, alla guerra, alla gelosia, a usare il potere crudelmente verso gli altri. Se le mettiamo al bando, assieme a quelle terrestri, le necessità di chi vive poveramente avranno la priorità su quelle di coloro che vivono nella ricchezza”.

Molte volte le mutilazioni interiori sono alla radice di quelle esteriori. Cosi’ Winnie e Tun, e altri come loro, ci ricordano di guardare al di là delle apparenze. Ci insegnano come vivere dignitosamente tra le incertezze e i pericoli di cui e’ disseminata la nostra vita e ad avere cura della nostra anima. La loro è una missione di cui tutti noi beneficiamo e l’aiuto che porgiamo a loro è doveroso affinché possano svolgere al meglio un compito di cui noi non possiamo che essere loro infinitamente grati.

Le nostre estremità svolgono un ruolo importante nella termoregolazione fisica. Se mancano del tutto, la possibilità di vivere senza problemi fisici viene ridotta notevolmente per l’estrema sensibilità che il resto del corpo ha alla variazione della temperatura esterna: ci si sfrega le mani quando si ha freddo o si immergono i piedi in acqua nei giorni torridi d’estate. Ebbene dopo visite mediche e di riabilitazione, almeno per i piedi, si è potuto confezionare a Winnie delle apposite scarpe. Cosa che ha migliorato grandemente le sue capacità motorie e fisiche. E, c’era da aspettarselo, anche di inventare nuovi passi, permettendogli di intraprendere  ‘esercizi di equilibrio’ ancor più complicati e spettacolari di prima. Un’arte senza arti, insomma.

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