C’è una volontà di potenza che minaccia la terra, che la espone al dominio assoluto delle Forze. Ma la «fredda brutalità dei fatti di guerra non è mascherata da nulla perché né i vincitori né i vinti sono ammirati, spregiati, odiati». Questo enunciato di Simone Weil ricorda che nel trionfo della forza ciascuno soccombe al destino, unico vincitore. Il male può essere vinto soltanto dalla nudità, dalla carità e dal dono. Il mistero della nascita e l’evento della gratuità, la gioia natalizia è il segreto di una presenza che si dona a noi e che nel cuore del dono porta la cifra inattesa del perdono.

Pensare la possibilità della pace significa pensare un’altra comunità, pensarla a partire dal mistero di un dono dato per dono, senza accumulo né contropartita, nell’accoglienza dell’altro e della sua traccia. Questo significa amare fino in fondo colui che viene, che nella sua fragilità conserva l’immagine della nostra, che con la sua presenza ci richiama a un debito ancora da pagare. «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?» (Matteo 11, 3).

Ma colui che è venuto non è forse altro, non porta su di sé la cifra di un’alterità che obbliga a un amore privo di condizioni? Occorre amare nll’inviato la traccia di chi lo invia, la trascendenza che sola può ancora tenere insieme la comunità umana.

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