ducGianni Sandalo

In attesa del volo di ritorno per le Filippine stendo alcune righe come introduzione al Bayanihan Luglio Agosto 2001.
Ho speso in Italia un mese dopo la chiusura dell’ultima Assemblea Generale. E’ stato un mese di riposo, di ossigenazione e riflessione su quanto e’ accaduto e su quanto ci aspetta per il futuro.
Il motto che ha animato la passata Assemblea Generale (Duc in altum) e’ stato di stimolo per i lavori e sara’ di stimolo per il nostro prossimo futuro.
Dobbiamo guardare avanti con speranza sia a livello di grande Istituto sia di Piccolo (Filippine). Guardare con speranza ma radicati nella tradizione che ci anima e coi piedi sul presente. Non siamo, non vogliamo, non possiamo essere dei sognatori senza radici. Il Vangelo ci dice di sognare. Noi dobbiamo sognare, possiamo sognare, pero’ il nostro sognare e’ fatto dal sogno concreto che passa attraverso l’esperienza della croce.
Nelle nostre mani abbiamo elementi seri per sognare. Per esempio, l’ordinazione di Romeo Catan, i nostri seminaristi in Italia e a Tagaytay, i confratelli che, assieme alla gente, ci qualificano nella nostra presenza e nel nostro lavoro.
Abbiamo anche momenti di croce e di sofferenza. Penso al riguardo ai confratellli ammalati, ai confratelli che vivono momenti di sofferenza, alla gente che ci sta intorno e che e’colpita dalla violenza insensata dei potenti.
Tutti questi elementi ci portano a guardare con ottimismo e realismo alla nostra vocazione ed al progetto che Dio ha su ciascuno di noi.
A tal proposito durante la passata Assemblea Generale si e’ ritornato a a parlare di progetto PIME. Un progetto che deve tener presente le nuove realta’ che ci stanno intorno. Si e’ quindi riflettuto sulla nostra identita’ e spiritualita’ focalizzando ancora una volta che quanto ci qualifica e’ la `partenza’. Una partenza che ci qualifica nellla nostra scelta alla luce della provvisorieta’ delle cose ed alla luce della profezia di cui il mondo ha bisogno .
Quella profezia che trova significato di senso nella persona di Gesu’ di Nazareth, il Cristo Risorto, indica percorsi e metodologie di amicizia e di liberazione.
Si e’ anche parlato di internazionalita’ ed interculturalita’ come la nuova condizione di vita per il PIME. Non sara’ facile agire nel concreto. E’ comunque chiaro che ormai dobbiamo muoverci su queste linee portando avanti precisi discorsi di solidarieta’ e perequazione all’interno del nostro gruppo ed concreto segno di vita`nuova’ per i fratelli e le sorelle che vivono accanto a noi.
Si e’ anche parlato di formazione e di formazione continua come desiderio e necessita’ di essere nuovi. Ovvero non pensare di essere degli arrivati, ma persone che hanno il coraggio di porsi in cammino e rinnoversi nei metodi, negli stili per presentare e trasmettere contenuti non freddi e sterili, ma pieni dell’entusiamo del Risorto.
Vediamo allora come camminare e guardare in alto insieme. Il dono che per noi e’ il PIME diventa per noi responsabilita’ verso la Chiesa che e’ nelle Filippine e per la gente che e’la chiesa .
Tutti siamo convinti che abbiamo ancora qualche cosa da dire circa la missione e l’esperienza del Regno. Pero’ deve riflettere la nostra vita, i nostri entusiasmi, le nostre gioie ed anche le nostre debolezze e `crisi’.
Riprendo al riguardo quanto viene detto nel documento sulla nostra Identita’ e sulla nostra Spiritualita’:
“No, non una formula ci salverà, ma una Persona e la certezza che essa ci infonde: Io sono con voi” (NMI, n. 29).
Per rivitalizzare la nostra identità PIME nei nuovi contesti storici non possiamo non partire da una ripresa della centralità di Cristo nella nostra vita, dall’incontro con la Trinità nell’unzione battesimale e nel mandato che abbiamo ricevuto.
Molti hanno sottolineato che occorre riaccendere con radicalità evangelica il carisma che abbiamo ricevuto, secondo le componenti che da sempre fanno parte della nostra storia: ad gentes, ad extra, ad vitam, insieme.
Vivere con maggiore intensità queste caratteristiche ci rende umili. Il bene che Dio ci ha dato di compiere ci rallegra, ma ci spinge anche a ravvederci. Accogliendo l’esempio del Papa, desideriamo prendere coscienza del nostro passato con onestà e chiarezza, fino a chiedere sinceramente perdono delle nostre colpe. Rivitalizzare il nostro carisma è anche desiderio di ravvedersi”.

Con amicizia,

Padre Gianni Sandalo
PIME Phil Superior

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