Mi chiamo Noel Emmanuel Oliveros Cornelio e sono nato il 25 Dicembre 1971 a Hamtic, Antique, Parrocchia di Santa Monica, Diocesi di San José, Antique. Sono il settimo di una famiglia di otto figli. I miei genitori sono molto attivi nel lavoro parrocchiale impegnandosi nell’Apostolato della famiglia (Family and Life Apostolate). Questo loro impegno mi ha fatto fare un gran passo nel comprendere la realtà della famiglia e ha fatto crescere i valori cristiani dentro di me in modo che anch’io un giorno potessi rispondere alla chiamata del Signore rispondendo alle esigenze del celibato. Sono stati i miei genitori a far crescere la mia vocazione che consiste nell’amare e servire la santa Chiesa. Allo stesso modo le mie sorelle e i miei fratelli, già tutti sposati, sono impegnati all’interno delle diverse organizzazioni religiose. Per me, sono stati tutti doni della Provvidenza e ringrazio al Signore di avere una famiglia che s’impegna fedelmente nella parrocchia e nella quale sono stato molto aiutato nel vivere questo cammino verso il sacerdozio. La gioia, speranza e carità evangelica, sono veramente le cose che devono essere sperimentate a cominciare dalla famiglia. Grazie alla loro testimonianza, sono qui nella nostra comunità internazionale e continuo a coltivare quei frutti che i miei cari mi hanno aiutato a far maturare.
Terminata l’università, ho lavorato nella mia diocesi come responsabile della comunità di base. Questa esperienza mi ha fatto meglio comprendere quali siano le situazioni, le realtà, i segni dei tempi della chiesa filippina e in particolare la collaborazione ad una rinnovata ed integrale evangelizzazione. Come giovane pellegrino, infatti, ho cominciato a percepire e vedere chiaramente che siamo una Chiesa di poveri che cammina per trasformarsi in un’autentica comunità di discepoli del Signore, proprio grazie a questo rinnovato e integrale annuncio della Parola. Inoltre, l’esperienza di leader della comunità di base ha aiutato la mia vocazione missionaria che per me significa prima di tutto percepire e capire la situazione che ci viene presentata dalla panoramica delle realtà del mondo. In quello stesso periodo avevo fatto il proposito concreto di dedicarmi alla missione e al servizio d’amore nella Chiesa dove fosse stato bisogno. Anzitutto, desidero camminare insieme al Signore crocifisso e risorto affinché possa anch’io diventare suo strumento come i discepoli di Emmaus, per aiutare gli altri ad aprire il cuore alla S. Scrittura così che ogni persona scopra il significato sempre nuovo della Parola di Dio e il modo di attuarlo nelle varie situazioni contemporanee. Ringrazio tutta la gente che ho incontrato e che mi ha aiutato e ha pregato per me perché il mio desiderio di seguirlo sorgesse sempre più vivo nel mio cuore.
Questo cammino pastorale ha generato in me la vocazione missionaria. Una chiamata che ha come sfida quella di lavorare in un mondo secolarizzato che viola tanto i diritti dell’uomo quanto la totalità della Creazione. Credo che il Signore sia sempre presente ovunque si vada per la missione. Mi sono sempre appassionato quando ho incontrato un missionario che mi diceva di pregare sempre e di camminare nello Spirito. Questo messaggio ha lasciato in me una traccia di missionarietà in cui comincio a credere e riconoscere la sua presenza, nell’accogliere i raggi della verità presente in ogni cultura, religioni e costumi sociali.
Dopo il mio lavoro in diocesi, ho avuto la gioia di insegnare in una scuola cattolica educando i giovani ai valori cristiani e anche condividendo con loro la mia fede, e gioia. Per me è stata un’esperienza molto arricchente che ha fatto crescere e maturare la mia vocazione al servizio. Dai miei alunni ho imparato l’importanza dell’ascolto, dell’attenzione, del buon uso del tempo, della collaborazione e specialmente della carità che per me sono tutti doni veramente rari. Proprio queste esperienze hanno ulteriormente motivato la mia scelta di entrare nel PIME, decisione che ho preso all’inizio della permanenza all’Euntes Asian Center in Zamboanga City, (Filippine), era un luogo in cui viene approfondita la spiritualità missionaria attraverso corsi e vita comune. Lì mi è stato concesso di realizzare i miei sogni e nello stesso tempo di conoscere il PIME meglio di quando lavoravo in diocese e di quanto già ero stato colpito dalla testimonianza di due missionari martiri: Padre Tullio Favalli e Padre Salvatore Carzedda il cui l’esempio è ancora oggi ispirazione per il cammino missionario di tutti noi. Adesso sono qui al seminario di Monza pieno di speranza e fiducia, sentimenti che generano gioia di vivere ogni giorno in questo innamoramento alla chiamata ad gentes.
E’ così sono in Italia. Studiare fuori dal proprio paese è una fatica ma, non è tanto la difficoltà che conta, ma la soddisfazione di imparare innanzitutto una lingua diversa dalla mia. È già per me una sfida per essere un buon missionario. Con l’aiuto della comunità in cui vivo, mi sento incoraggiato ad uscire dalla mia timidezza mediante lo sforzo di avere sempre il coraggio di esprimere il mio parere, imparare dove ho sbagliato aprendomi nella correzione fraterna. Sono cinque anni che vivo nella comunità del seminario. Sono sicuro che ciò che ha favorito la mia formazione è stato non solo lo studio della teologia ma anche il modo profondo, indicativo e prezioso in cui uno vive la vita di comunità. La diversità delle culture è stato inoltre l’ambiente ideale per apprezzare i valori dell’incontro, dello scambio e della comunicazione, senz’altro incentivati da un costante confronto. E anche vero che l’inculturazione entra nella relazione di mutuo rispetto e tolleranza. La fraternità, la disponibilità, l’interazione e la reciproca assimilazione poi, sono state le conseguenze di questi atteggiamenti. Io ho approfittato di tutte le opportunità che mi sono state offerte per verificare che una autentica comunità è fondata sulla comunione. Ho sperimentato perciò la gioia di scoprire cosa significhi l’unità nella diversità. Il mio ideale supremo di vita che è la missione ad gentes ne risulta pertanto approfondito, assimilato, interiorizzato al punto tale di trasformare e pervadere la mia esistenza.
Tutto ciò viene fondato nell’ascolto della Parola di Dio. La lectio divina personale mi aiuta a vivere in comunità e mi ha fatto riflettere sulla necessità di approfondire la mia decisione di seguirlo nella misura in cui mi affeziono al modo di vivere di Cristo e alla sua scelta di povertà, di umiltà, di obbedienza, di primato del Regno. Io so che la mia scelta non potrà che essere consequenziale. Grazie a questo cammino la mia conoscenza di Gesù viene approfondita giorno per giorno nonostante le difficoltà, problemi, tentazioni, pensando e credendo che Dio mi vuole bene, mi perdona sempre e mi chiama ad un progetto particolare – quello di non scoraggiarmi o fermarmi nel seguirlo nella chiamata missionaria.
Nel mio primo anno in Italia ho trascorso un periodo del mio apostolato a Milano con padre Adriano Cadei e con il gruppo catecumenale, che nello stesso tempo è il punto di riferimento per le comunità internazionali. È stato un momento molto arricchente perché si è trattata di una opportunità per conoscere tante persone diverse nel loro cammino di fede. Ogni tanto andavo a dialogare con loro. Ho imparato a condividere i miei talenti, doni, ma anche ad avere più tempo per dedicarmi assiduamente alla preghiera e al servizio della Parola, nell’ascoltarla col cuore. È stata un’esperienza molto significativa per maturare nella mia vocazione missionaria. Parlare con le persone povere ha significato condividere la mia stessa povertà che mi rende solidale con loro. Questa è stata una sfida a testimoniare il Signore che si è fatto povero anche lui.
E’ proprio così, un’avventura preziosa! Io credo che mi abbia aiutato molto la formazione che ho ricevuto non soltanto nelle cose che ho imparato ma anche nella cosa bella, preziosa e significativa che è il vivere insieme per meglio rispondere alle esigenze oggettive della mia particolare vocazione e per un più significativo servizio al Vangelo. Queste cose le ho apprese nella diversità della cultura, nell’incontro fra di esse, nella comunicazione e nel sapersi mettere in gioco. Inculturazione è andare oltre una relazione di mutuo rispetto e tolleranza. La mia fede cristiana mi ha aiutato ad accettare e capire la cultura degli altri, grazie alla disponibilità di ciascuno di noi, allo spirito di fraternità, interazione e reciproca assimilazione. Ho approfittato molto di tutte le opportunità che mi sono state donate: l’orientamento che riguarda la formazione, gli incontri di gruppo, l’assemblea comunitaria, i momenti ricreativi e di condivisione di esperienze che aiutano a facilitare rapporti sereni o per crescere nella dimensione comunionale.
Vivere insieme e riuniti nella stessa vocazione missionaria è un aiuto per me proprio per capire l’importanza di vivere in fraterna comunione: aiutarsi gli uni gli altri con lealtà, stima, benevolenza, e vivere la carità evangelica. A volte, ci sono tante difficoltà a non riuscire ad avere successo nel dialogo, nell’affrontare le situazioni perché tutti nello stesso tempo non possono essere pronti di ascoltare, quindi ci vuole un po’ di pazienza, prudenza e maturità nel cammino con gli altri senza perdere il coraggio e la sensibilità di imparare ed educarsi. Credo che queste esperienze che sto vivendo nella comunità saranno un punto di partenza per vivere in futuro la vita sacerdotale e missionaria. Lavorare insieme è sempre una sfida ma anche un buon segno per valorizzare la scelta missionaria. Come persone mature nella comunità, e cercare di affrontare con serenità insieme gli altri le difficoltà, le differenze e tensioni: la sfida è sempre quella di valorizzare ed armonizzare i doni che ciascuno porta per condividerle, rispettando le situazioni e tendenze particolari in vista dell’annuncio evangelico. Questa condivisione si realizza nel centro della mia vita – che è l’Eucaristia, l’adorazione, incontro col Signore nella preghiera, la fraternità conviviale.
Tutte le risorse spirituali in seminario (lectio divina, meditazione, devozione mariana, celebrazione penitenziale e ritiro mensile, direzione spirituale, colloquio col padre rettore) mi hanno fatto crescere nella mia vita spirituale e nella maturazione affettiva. In particolare, come persona innamorata alla sua Parola, ripeto instancabilmente soprattutto che la lectio divina mi ha aiutato molto, e progressivamente mi ha chiarito il rapporto tra la Parola di Dio e la mia scelta di seguirlo nella missione. L’ascolto della Parola di Dio durante la lectio personale mi aiuta a vivere in comunità, ad interiorizzare e verificare la mia vita personale e la mia vita comunitaria. La lectio divina mi spinge ad approfondire la mia decisione di seguirlo nella misura in cui mi affeziono al modo di vivere di Cristo e alla sua scelta di povertà, d’umiltà, d’obbedienza, di primato del Regno. Io so che la mia scelta non potrà che essere consequenziale. Grazie a questo cammino la mia conoscenza di Gesù viene approfondita giorno per giorno nonostante le difficoltà, problemi, tentazioni, pensando e credendo che Dio mi vuole bene, mi perdona sempre e mi chiama ad un progetto particolare – quello di non scoraggiarmi o fermarmi mai nel seguirlo nella chiamata missionaria. SEMPER FIDELIS!
(Noel verra’ ordinato in Hamtic (Parrocchia di Santa Monica il prossimo Agosto 11,2001)

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