Giovanni Vettoretto

Eccomi quí per mantenere la promessa fatta a voi prima di partire per Hong Kong, cioé rendervi partecipi di questi giorni che ho vissuto con la comunitá del Pime in questo paese e dell’incontro che abbiamo avuto noi giovani preti del Pime in Asia. Fin da subito abbiamo ricevuto una accoglienza molto buona da parte di tutti i pp. di questa regione. Ci siamo ritrovati dalla sera del 19 fino alla sera del 28, provenienti da vari paesi: due dalla Cambogia Franco Legnani e Mario Ghezzi; tre dalla Thailandia, Claudio Corti, Massimo Bolgan e Marco Monti (missionario laico); uno dal Giappone, Marco Villa; quattro da HK, Stefano Andreotti, Pietropaolo Dossi Hisayoshi Moriguchi e Michele Camastra, e naturalmente io dalle Philippine. Ci ha accompagnato nelle riflessioni p. Luigi Bonalumi, anch’egli giovane missionario ad HK da ormai 11 anni. Perché il gruppo fosse completo, ci sarebbero stati altri 8 o 9 giovani missionari che peró non hanno potuto o voluto partecipare.
L’incontro era composto di varie parti: nella prima parte abbiamo preso in considerazione la lettera del nostro Superiore Generale in preparazione alla prossima Assemblea generale, riflettendo su alcuni punti che ci interessavano più da vicino come giovani missionari. Potete ben capire che mancando una esperienza diretta sul campo di lavoro, almeno per la totalitá dei partecipanti, ci siamo basati sulla nostra esperienza personale di coloro che da poco hanno lasciato i luoghi di formazione. La formazione dei preti del Pime é stata quindi uno degli argomenti che ci hanno visti più attenti. Alcune cose ed osservazioni riguardanti la formazione, erano molto simili a quelle che anche noi regione Filippine, abbiamo discusso nella nostra assemblea. Da questa nostra discussione siamo giunti a formulare alcune osservazioni che renderemo presenti al Superiore Generale e ai rappresentanti delle varie regioni alla prossima AG.
L’incontro é proseguito con una riflessione guidata sull’ultima lettera apostolica del papa “Novo Millennio Ineunte”; questa é stata una buona occasione per fare il punto sulla nostra personale situazione di “preti” missionari in relazione con Cristo che ci invia, o meglio, che ogni giorno ci chiama ad essere dei testimoni credibili.
Domenica 25, abbiamo avuto la possibilitá di visitare alcune delle realtá di ministero dei nostri padri di HK. Con mia grande sorpresa, mi sono accorto che la presenza di filippine, (al 99% donne) é una realtá impressionante. Moltissime donne e ragazze lasciano le Filippine per venire in questa metropoli a cercare lavoro. Solamente le donne possono entrare come lavoratrici, poiché generalmente trovano sistemazione presso le famiglie dei residenti in HK. Potete immaginare quanti e quali disagi debbano superare ogni giorno per poter vivere in un paese come questo, molto diverso dal loro. In questo contesto si rende necessaria da parte della Chiesa di HK una attenzione particolare a questa categoria di persone, che a volte supera numericamente i cattolici praticanti locali. Una pastorale per queste donne é davvero urgente, poiché attraverso di loro vengono offerte anche alla Chiesa opportunitá molto importanti di entrare in contatto con le famiglie di HK, spesso non Cristiane. L’impegno dei nostri confratelli di HK non é rivolto quindi solo ai cinesi residenti, ma anche a tutte queste realtá che sono Chiesa ma che difficilmente si integrano nel contesto sociale.
La comunitá del Pime di HK, é diversa dalla nostra nelle Filippine sia numericamente che geograficamente. Questo ultimo aspetto permette a tutti coloro che lo desiderano, di recarsi in casa regionale ogni lunedí per ritrovarsi insieme fraternamente. Anche questo nelle Filippine diventa impossibile da attuare, viste le distanze e i tempi. Il lunedí 26 lo abbiamo trascorso insieme con i confratelli di HK e con il vescovo ausiliare (pomeriggio). Anche questa é stata una bella esperienza di scambio culturale e di fede.
Martedí e mercoledí siamo andati a Canton, la prima grande cittá a sud della Cina, 200 Km da HK, dove lavora p. Fernando Cagnin. Se il pericolo che possono correre i missionari impegnati a Mindanao é quello del sequestro, del pericolo di vita, del rapporto con i mussulmani, in questa terra cinese i pericoli non sono certo minori. Conosciamo tutti più o meno la situazione della Chiesa in Cina e di come i cattolici siano sempre sotto il controllo delle autoritá politiche. Possiamo immaginare quindi come possa vivere un sacerdote missionario straniero e come possa essere il suo stato d’animo. L’essere “costretti” a non dimostrare palesemente la propria fede, a non condividere il dono del Vangelo pubblicamente, a dover celebrare l’Eucaristia in una stanza da soli, sempre; costretti inoltre, a non avere nessuno con cui confidarsi, confrontarsi, umanamente e spiritualmente. Tutto questo mette a dura prova il lavoro, la presenza, la disponibilitá, la fede del singolo, e la cosa drammatica é il fatto che per ora non sembrano possibili altre strade. Si deve avere pazienza, costanza, coerenza, trasparenza, coraggio, ma soprattutto una grande fede nella presenza di Dio nella nostra vita. Non sará oggi e neppure domani la soluzione di questa situazione, ma con il lavoro di ogni giorno e il sacrificio fatto di donazione, si potranno ottenere dei risultati: l’imperativo é che la speranza non deve mai mancare o venire meno.
Cari confratelli, 10 giorni possono essere pochi ma nello stesso tempo sufficienti. Pochi per poter conoscere e comprendere una realtá cosí complessa come quella della Chiesa in Cina ed HK, ma possono essere sufficienti per entrare in contatto con una comunitá di confratelli che svolgono il nostro stesso lavoro e servizio, pur in mezzo a difficoltá diverse, ma sempre con la stessa tensione di essere evengelizzatori del Cristo. Anche tra questi missionari ho notato con grande gioia l’attaccamento e l’amore verso questo paese e questa gente, proprio ció che evevo notato in voi visitando i luoghi dove vivete in mezzo alla cristanitá filippina.
Un grazie dunque a coloro che hanno organizzato questo momento di scambio, di incontro, di fraternitá; a coloro che l’hanno reso possibile in vari modi e quindi l’hanno sostenuto. Torno in questo nostro “paese adorato” un pó più ricco nella mia fede, nell’aver conosciuto altri confratelli, nell’aver visto realtá diverse, percepito difficoltá insolite. Ora si apre anche per me il momento di operare sul campo, vivere la vita reale delle persone, con le persone, per le persone che incontreró ogni giorno. Vi confesso la mia ansia e la mia preoccupazione nel sentirmi inadeguato a tutto questo, ma spero molto nel continuo aiuto di tutti e nellesempio che continuate a darmi.
Rendendo grazie al Signore per tutto questo, chiedo la sua benedizione su ognuno di voi e sulle persone a voi affidate, nella comune preghiera per tutta la Chiesa universale.

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