Non mi sorprende la demoralizzazione che c’è nelle forze di polizia e tra i militari”, ha spiegato in questi giorni mons. Orlando Quevedo, OMI, presidente dei vescovi delle Filippine. Le parole dell’arcivescovo si riferiscono all’infuocato dibattito politico in corso nel paese a proposito della richiesta di “impeachment” per il Presidente Estrada accusato di corruzione. Ma c’è anche chi tra i religiosi invita alla cautela.
A favore dell'”impeachment” si sono espressi molti religiosi, tra cui il Presidente dei vescovi e mons. Legaspi, vescovo di Caceres.
Qualche dubbio invece viene espresso dal gesuita Joaquin Bernas, decano della Law School della Compagnia di Gesù a Makati. Il religioso sottolinea infatti che “l’impeachment non è un procedimento che avviene a norma di legge mai è piuttosto una decisione politica” e un verdetto “di non colpevolezza non significa necessariamente che l’accusato è innocente” ma potrebbe voler dire soltanto “che è colpevole ma non abbastanza da venire rimosso”.
Inoltre, nel suo invito alla cautela, padre Bernas ,SJ,mette in evidenza che la Costituzione in vigore usa un “linguaggio permissivo”, laddove recita che il Capo dello Stato “può venire rimosso”. “La mia posizione può venire considerata ambivalente – conclude il religioso – ma credo si basi su motivi fondati”. “Non è che non credo alle accuse verso il Presidente” ma “la cautela si impone proprio per la particolare natura del procedimento”.

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