Gianni Sandalo

Nei giorni passati mi sono trovato a leggere,quasi per coincidenza due scritti abbastanza diversi e che stranamente portano la stessa data di pubblicazione – Agosto 6,2000 . Mi riferisco alla lettera pastorale per l’anno 2000-2001 del Cardinal Martini (La Madonna del Sabato Santo) e al documento della Congregazione della Fede (Dominus Jesus ). Leggendo i due testi ci si trova di fronte a situazioni, esperienze e fatti che sembrano totalmente diversi. Il primo e’ una lettera pastorale, il secondo un documento dottrinale. Il primo e’ preoccupato a dare speranza, il secondo e’ preoccupato ad offrire delle certezze.
Dal punto di vista emozionale certamente il prmo affascina, il secondo scoraggia..Il primo offre la possibilita’ di un cuore nuovo, il secondo dice che cosa e’ il cuore in tutte le possibilita’ teoretiche (non teoriche) della vita.
Se poi i due documenti si leggono all’interno della vita della Chiesa, nella sua storia e nei concreti contesti nei quali questa si coloca c’e’ da ringraziare Dio per il dono della Chiesa e per la forza con quale la Chiesa si manifesta. Una chiesa che e’ presente in tutti i contesti umani e che vuole essere di compagnia e di guida all’uomo che opera nella storia. Una storia che si presenta bella e contradditoria. Una storia fatta di persone che donano la vita ed una storia fatta di persone che creano violenza.
In tutte queste situazioni la chiesa e’ presente non come una cittadella fortificata che si difende, ma come comunita’ che vive angosce e speranze dell’uomo.
Sto provando questi stati d’animo in questi giorni. Mi trovo in Zamboanga e sento passare sopra la testa gli arei che vanno ad Jolo. Si sa che non vanno per una semplice escursione. Portano materiale di distruzione e morte. Gli stessi sentimenti li ho provati alcune settimane fa mentre mi trovavo in Columbio . Ho visto nella zona diversi campi di rifugiati. Persone che hanno dovuto lasciare i loro paesi, la loro terra, le loro case a causa della violenza assurda che si sta manifestando nella sua totalita’ nell’isola di Mindanao.
Non mi voglio soffermare sulla legittimita’ o no della violenza che si manifesta in una guerra di offesa e di difesa. E’ sempre violenza. Mi voglio soffermare su come noi, come chiesa, viviamo questi fatti. Sono convinto che non ci lasciano indifferenti.
Siamo invitati ad essere comunita’ di speranza e siamo invitati ad essere comunita’ che da’ certezze. Quelle certezze che nascono dalla consapevolezza che le persone che ci stanno intorno vogliamo amicizia e solidarieta’ per non sentirsi abbandonati. Le certezze allora diventano anche speranza. Una speranza per il nuovo. Quel nuovo che si chiama il Cristo che soffre, muore e risorge. Questo e’ quanto dobbiamo testimoniare e proclamare con la nostra vita. Il resto non conta o quanto meno diventa marginale.
Prendiamo allora spunto da qualsiasi situazione o fatto per la leggere la storia di Dio che passa attraverso attraverso la distorta storia degli uomini. La storia di Dio passa dritta e vuol giungere al punto che e’ l’offerta di pace e solidarieta’ tra gli uomini. e che ci richiama alla necesita’ di un cuore nuovo. Un cuore capace di palpitare di fronte alla semplicita’ delle persone e della vita.
A tal proposito siamo nel mese di ottobre, il mese missionario per eccellenza siamo invitati a vivere la missionarieta’ del dono che si e’ e che si vuole essere. Prendiamo a tal proposito Maria come modello di vita. Il Cardinal Martini nella sua lettera pastorale parla di Maria come `Madonna del Sabato Santo’. Ovvero Maria ha imparato ad attendere e a sperare. Ha atteso con fiducia la nascita del Figlio. Maria , madre della speranza, ha pazientato con pace nel Sabato Santo e ora ci insegna a guardare con pazienza e perseveranza a cio’ che noi viviamo in questo Sabato della storia, quando molti sono tentati a non sperare piu’. Maria ci invita a guardare avanti , a guardare verso l’ottavo giorno, il giorno della reusrrezione, della nostra resurrezione e della resurezione di tutti i nostri fratelli e sorelle.

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