Fr.Giovanni Vettoretto

Il primo di settembre dello scorso anno partivo per la prima volta alla “ricerca” degli Stati Uniti dove ci sarei rimasto fino ad aprile 2000 per imparare l’inglese, vivendo un’esperienza davvero unica ed entusiasmante. Oggi, 1 settembre 2000, sono in grado, per quanto i limiti del tempo e delle situazioni lo abbiano permesso, di ringraziare il Signore per un’altra magnifica esperienza che ho potuto vivere quí nelle Filippine dopo un mese e mezzo dal mio arrivo. In questo tempo infatti, ho avuto la possibilitá di introdurmi gradualmente in questa terra per me ancora nuova, accompagnato da persone, missionari, confratelli che lavorano e spendono la loro vita in questo paese ormai da anni. La positivitá di questa esperienza rimane nonostante il fatto che la lingua fosse un problema di comunicabilitá con la gente. Il missionario di turno, ha sempre operato con pazienza, traduzioni e spiegazioni sufficienti.

Durante questo periodo di “visite” guidate, mi sono accorto quanto poco conoscessi questo paese prima del mio arrivo. Le informazioni ricevute durante gli anni di seminario non sono state sufficienti per farmi capire fin da subito dove ero arrivato. Eppure di padri provenienti dalle missioni e specificamente dalle Filippine ne sono passati parecchi. Ció significa che alcune esperienze é doveroso farle di persona per rendersi conto delle varie situazioni e comprendere meglio ció che si stá affrontando. Ecco perché ancora oggi quando si parla di missione o delle missioni in Italia, difficilmente si comprende e si riesce a far comprendere ció che é la realtá. Oggi infatti, mi ritrovo a dover fare il punto della situazione e a valutare una esperienza che globalmemte ritengo sia stata positiva e necessaria.

Fin dall’anno scorso, dopo aver ricevuto la destinazione nelle Filippine, mi sono sentito subito parte di questa piccola ma preziosa comunitá del Pime operante in questo magnifico paese. I contatti erano tenuti fin da subito attraverso lettera con il regionale che provvedeva a inviarmi materiale di informazione interno alla comunitá ovunque io fossi. Ho cominciato cosí a sfogliare pagine e a leggere parole che ancora non comprendevo, ma che sarebbero servite a gettare le basi per una esperienza sempre più completa ed arricchente. L’accoglienza quindi, non l’ho sperimentata solo dopo il mio arrivo in questa terra, ma giá fin da un anno fa. É proprio su questo aspetto, “l’accoglienza” che vorrei soffermarmi e centrare la mia riflessione dopo aver avuto l’opportunitá di fare il giro di alcune missioni nella zona di Mindanao. Perché l’accoglienza? Ritengo che tutto ció che ho vissuto sia frutto di questo semplice ma profondo attegiamento che ho riscontrato sia nei confratelli che mi hanno accompagnato, sia nelle persone che ho incontrato nelle varie comunitá. Ecco allora che tirare le somme e fare una valutazione su ció che si é appena concluso, diventa un doveroso segno di gratitudine.

Ho visitato alcune missioni e i padri che in esse vi lavorano e la prima impressione a caldo é questa: non si poteva scegliere posto migliore per ognuno dei confratrelli incontrati. Ognuno di questi sembra la persona adatta per quel luogo e quella situazione. Di differenze tra missione e missione se ne possono riscontrare parecchie, a partire dalla composizione socio-religiosa della comunitá parrocchiale, con la presenza di altre religioni e relative tensioni; la composizione geo-fisica del territorio, altro aspetto che si fa interessante e richiede delle energie diverse. Come pure la situazione culturale si differenzia in modo sostanziale tra missione e missione. In ognuna di queste realtá ho potuto vedere come tutti i missionari siano inseriti nel migliore dei modi, facendo il possibile e a volte anche l’impossibile per portare avanti il grande impegno di evangelizzazione e umanizzazione. Spesso di fronte a certi modi di fare o lavorare, mio venivano spontanee alcune domande, (a volte anche troppe), poiché il mio modo di pensare é ancora legato alla tradizione culturale Italiana. In ogni circostanza peró, ho trovato comprensione e pazienza da parte di chi mi guidava. Mi ricordo che a volte riuscivo a far sorridere il missionario che mi spiegava la situazione, tanto erano banali le domande quanto scontate le risposte, o meglio, alcune risposte non serviva darle, perché il tempo e l’esperienza mi avrebbero largamente esaudito, (vedi l’esperienza delle strade in Mindanao). Non vi stó a narrare ció che ho visto e sentito nei particolari perché sicuramente voi ne sapete più di me, e neppure lo spazio e il tempo me lo permetterebbero.

Nonostante tutte queste differenti realtá il minimo comun denominatore che lega ognuno di questi padri penso si possa riassumere con queste parole: l’amore per il Vangelo e l’amore per la gente. Se non ci fossero questi due aspetti alla base di tutto il lavoro che continuano a portare avanti quotidianamente, chi da più chi da meno anni, penso che le forze e l’entusiasmo si affievolirebbero nel tempo di una “luna di miele”. Ecco allora, che anche per me tutto é diventato momento di forte carica spirituale, umana e di fede e dove tutto deve essere vissuto dentro l’attegiamento della gratitudine. Ritorna allora la parola usata all’inizio: accoglienza, che riassume davvero tutti i vari aspetti di questa bella esperienza. Questo atteggiamento che nella popolazione locale si mescola alla simpatia e alla curiositá per tutto ció che non é filippino e che diventa a volte  miraggio e motivo di voglia di fuga. Il sentirmi “osservato” era una sensazione normale in tutti i luoghi dove sono stato e a volte anche di disagio. Questo mi fa pensare che anche in futuro, quando sará passata la curiositá iniziale, l’attenzione nei confronti del padre missionario non calerá mai. L’esempio concreto l’ho notato nei confratelli incontrati, i quali sono sempre oggetto di “venerazione” e attenzione da parte della gente. Anche questa é una nostra grande responsabilitá che ci chiede di non abusare mai della nostra posizione. Nel poco che ho potuto vedere io, questo atteggiamneto di responsabilitá da parte del padre si colloca nell’atteggiamento del servizio alla gente e per la gente. Tutto questo naturalmente porta i suoi frutti e inevitabilmente sono la simpatia e l’amore che questa gente ha per il missionario.

Qualcuno potrebbe dire che in tutto questo non c’é assolutamente nulla di straordinario, e sotto alcuni aspetti é vero, ma il viverlo ogni giorno, con tutte le proprie energie, spendendosi per una cosí giusta causa, in ogni singola difficoltá, credetemi non é cosa semplice. Per un “novellino” come lo sono io tutto questo diventa oggetto di ammirazione e soprattutto di esempio concreto su come anch’io dovró essere e vivere in futuro. Non ho visitato tutte le missioni di Mindanao, sono rimaste fuori quelle della zona di Arakan. Certamente hanno delle particolaritá non riscontrabili altrove, ma ritengo che l’atteggiamento di fondo che spinge anche quei missionari ad operare sia lo stesso. Non ho visitato quelle missioni ma i missionari che vi lavorano ho avuto la possibilitá di incontrarli, per cui posso dire che lo spirito é lo stesso. Avró certamente modo in futuro, a Dio piacendo, di poter fare una visita anche in quei luoghi. Un grazie quindi a tutti coloro che sono parte di questa “porzione” di Pime nel Sud Est Asiatico e a coloro che in prima persona hanno avuto pazienza e comprensione verso le mie “ingenuitá”. La benedizione del Signore sia sempre con tutti voi e con la gente a voi affidata.

Fraternamente in Cristo

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