La missione dell’Arakan Valley comprende tre Municipalita’: Municipalita’ di Arakan, Matalam (partially), Roxas (partially).  Ha un’area di circa 2,000 km. quadrati (se non sbaglio a fare i conti sono 200,000 ettari). E’ una zona collinosa (circa 350 m dal livello del mare) con la punta massima del monte SINAKA, che arriva a 1800 m. e montagna sacra degli indigeni.

L’ Arakan valley era abitata totalmente dalle popolazioni tribali specificamente i Manobo Tinananon e Kulamanon che vivevano lungo i fiumi Tinanan e Kulaman. La maggior parte della zona era foresta eccetto poche zone dove crescevano varie speci di bambu.

Nel 1955 arrivavano i primi coloni che provenivano dalle isole centrali  delle Filippine (la maggioranza dalle isole Panay e Negros) ed iniziavano ad insediarsi e a convivere con i tribali locali tagliando e bruciando piccole zone di foresta  (la coltivazione non era intensiva) per poi coltivarne il terreno.

Alla meta’ degli anni 60 fino verso la fine degli anni 70 operavano in Arakan Valley sette grosse compagnie di legname e al loro seguito migliaia di coloni in cerca di terre che avevano praticamente distrutto tutta la foresta.

La missione dell’Arakan e’ stata affidata al PIME nel 1980 e a quel tempo le compagnie del legname se ne erano andate  mentre i coloni si erano ormai insediati in tutta la vallata occupando la naggior parte del territorio che prima apparteneva ai Manobo.

Io sono arrivato in Arakan nel 1986 e appena arrivato si notava subito che l’unica foresta rimasta erano poche migliaia di ettari (due o tre mila) sul monte SINAKA. Queste poche migliaia di foresta erano state difese nei tempi passati dai Manobo e perche’ il monte SINAKA  era la montagna sacra e poi perche’ la foresta era per i tribali la loro  “farmacia” e il loro “mercato” dove potevano prendere liberamente e gratuitamente erbe medicinali e ogni sorta di cibo, specialmente nei periodi di crisi.

Nel 1989 nel mese di Agosto mentre visitavo alcuni villaggi ai piedi del monte Sinaka, alcuni tribali si sono avvicinati dicendo se potevo fare qualcosa per loro perche’ una compagnia del legname (passando da dietro la montanga e non dall’Arakan) era entrata nella foresta del  monte Sinaka e stavano disboscando la poca foresta rimasta. Tra l’altro alcuni di loro che erano entrati per cercare del cibo erano stati presi a fucilate dalle guardie.

Essendo relativamente nuovo al posto e non essendo molto dentro al problema la prima cosa che mi e’ venuto in mente e’ stata quella di fare una petizione firmata dai tribali e di inviarla al DENR (Department of Environment and Natural Resources). Abbiamo aspettato un mese, due, niente intanto la compagnia continuava a tagliare e i tribali avevano paura ad entrare.

Dopo alcuni mesi quando sono ritornato a visitare i villagi, non essendo cambiata la situazione, abbiamo deciso di formare un comitato coinvolgendo anche i coloni e alcuni ufficiali governativi del villaggio e di mandare dei rappresentanti all’ufficio del DENR. Durante l’incontro con il DENR, due di loro promisero che sarebbero andati a visitare il posto e avrebbero fermato la compagnia. Passano alcuni mesi e non si vede nessuno, arriva il 1990 e la compagnia del legname continua come se niente fosse. Nel frattempo spinti un po’ da questo problema cercavamo di sensibilizzare le comunita’ cristiane sul problema ecologico e in modo particolare sul disboscamento del monte Sinaka.

Nel Marzo del 1990 abbiamo organizzato un incontro generale delle comunita’ cristiane e dei tribali della missione (quindi non solo quelli vicini al monte Sinaka) per affrontare insieme il problema. Alla fine di questo incontro si e’ scelta una delegazione da mandare al DENR col compito di non tornare a casa se non veniva con loro qualche rappresentante del DENR.

Cosi e’ stato, finalmente qualcuno del DENR andava a fermare la compagnia che nel frattempo si era inoltrata parecchio nella foresta. Quindi due ufficiali del DENR accompagnati da alcuni leaders sono andati sul posto dove c’era la compagnia del legname fermando il taglio del legname e mandando tutti a casa.

Il problema sembrava temporaneamente risolto, ma la soluzione era solo apparente perche’ dopo alcuni giorni la compagnia era ritornata a tagliare la foresta. Quindi nuovo incontro, nuovi piani e nuove strategie. Si e’ ritornati al DENR, si e’ chiesto l’aiuto della polizia e si e’ deciso che ad accompagnare il personale non fossero solo alcuni leaders ma un folto gruppo.

Cosi a meta’ Aprile del 1990 al mattino presto un gruppo di circa 150 persone,  compreso tre persone del DENR, due poliziotti, alcuni ufficiali governativi e il missionario si partiva dalla missione, circa dieci km su due camion su strada accidentata poi altri 15 km a piedi per raggiungere il posto dove c’era la compagnia. Verso mezzogiorno siamo arrivati in un piazzale dove proprio in quel momento stavano passando due camion pieni di tronchi. Immediatamente quasi di istinto la gente si e’ messa in mezzo alla strada obbligando i cammion a fermarsi e ad accostarsi nel piazzale adiacente. Presi dall’entusiasmo la gente ha iniziato a gridare “siamo del governo, non potete piu’ tagliare la foresta  dovete andar via”. Quindi seguendo la strada un folto gruppo si inoltrava nella foresta mentre altri rimanevano di guardia a curare i camion con il legname. Nel frattempo i due poliziotti avevano disarmato le guardie mentre quelli del DENR stavano a guardare cio che stava succedendo e si limitavano a fare la lista di cio’ che veniva preso.

Nel giro di due ore venivano confiscati tre cammion pieni di trochi, 4 motoseghe, due buldozer (che venivano usati per aprire la strada, per buttar giu gli alberi e per trascinare i trochi) e il tutto veniva messo nel piazzale. Il personale del DENR era soddisfatto del lavoro fatto, avevano la lista delle cose confiscate e potevano quindi tornare a casa. Ma la gente non era convinta, la paura che dopo aver lasciato il posto sarebbe tutto ritornato come prima era grossa. Quindi, mentre il DENR e altri ritornavano a casa, un folto gruppo (circa 100 persone) decideva di rimanere. Ci si organizzava subito a costruire piccoli rifugi circondando i camion e i buldozer mentre altri andavano a comperare il riso. Si era deciso che non si andava a casa se non veniva cancellato il permesso della compagnia. Il braccio di ferro e’ durato tre settimane (non descrivo tutto cio’ che e’ successo in queste tre settimane) e finalmente la prima settimana di Maggio il proprietario della compagnia firmava che non sarebbe piu’ ritornato e  il DENR cancellava il permesso di operare nella zona del monte Sinaka.

Da allora la foresta attorno al monte SINAKA e’ stata dichiarata dal governo “zona protetta”, e attualmente solo i tribali vi ci entrano saltuariamente quando celebrano i loro riti tradizionali, o hanno bisogno di erbe medicinali o nei momenti di crisi alla ricerca di cibo (frutta, radici etc).

Devo dire che e’ stata una esperienza interessante, credo la piu interessante (almeno fino ad ora ) della mia vita.

p.Fausto Tentorio

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