LUIGI DALL’AGLIO

La fisica e l’immortalità: un convegno a Roma. Parla lo studioso americano Tipler «Einstein chiamava la fine dei tempi “la singolarità finale». Dobbiamo prendere sul serio le teorie della relatività. La chiave dell’universo è nel suo futuro» «La fisica moderna può dimostrare che Dio esiste. La scienza può offrire il suo braccio e le sue conferme alla trascendenza. Tra fede e scienza non c’è contraddizione. Sono arrivato a queste conclusioni sulla base delle conquiste più avanzate del pensiero di questo secolo, da Albert Einstein a Stephen Hawking».
Frank Tipler, professore di fisica matematica alla Tulane University dì New Orleans (Stati Uniti), della sua teoria del «Punto Omega» è oggi convinto molto più di due anni fa. Allora, nella prefazione al bestseller La fatica dell’immortalità, in Italia pubblicato da Mondadori. scriveva: «La mia è una teoria scientifica possibile del futuro dell’universo. Sto lavorando per dimostrare che è fondata». Non ha nascosto il suo nuovo ottimismo aprendo la relazione al convegno su «Scienza e trascendenza» organizzato ieri da «Athenaeum» nella sala convegni del Cnr (con la partecipazione dei più bei nomi della scienza e della teologia, da Ugo Amalfi a Evandro Agazzi a Bruno Forte).
Rispetto a due anni fa, che cosa è cambiato?
«Ora credo molto di più nella mia teoria. E l’ho arricchita, sulla base dei tanti dibattiti cui vengo chiamato. In queste sedi discuto con interlocutori addirittura inaspettati».
È vero che le scrivono tanti giovani, affascinanti dal concetto base del suo libro: per capire il destino dell’uomo e dell’universo dobbiamo guardare al futuro e non al passato?
«L’evoluzione dell’universo è tutta nel futuro. Prima dobbiamo capire come sarà l’universo domani, anzi dopdomani. Io non guardo al passato dell’universo ma al suo lontano futuro. L’universo è un grande processo evolutivo “guidato dal futuro”. Dobbiamo prendere più sul serio le teorie della relatività. La lezione-chiave è che il futuro è reale, come il passato e il presente. E’ Dio che guida il futuro».
E due anni dopo il libro, qual è l’argomentazione che sostiene la fisica dell’immortalità?
«11 punto di partenza è la scoperta fatta da Stephen Hawking: i buchi neri (le stelle ridotte a dimensioni minime dal collasso gravitazionale) evaporano molto lentamente, per poi evaporare del tutto. Ma, quando i buchi neri evaporano completamente, si annullano tutte le informazioni che essi portano con se. Succede qudcosa di estremamente strano»
Perché?
«Scoppiano contraddizioni nella fisica. Le informazioni intrappolate nei buchi neri sono una sfida alla legge dell’incertezza. Ma, soprattutto: come conciliare la loro distruzione, la loro scomparsa dall’universo, con la legge fisica secondo la quale nell’universo l’informazione non si distrugge? La sola via d’uscita è dedurne che l’universo non durerà abbastanza da vedere tutti i buchi neri evaporare completamente. Dunque l’universo è chiuso».
L’universo senza fine» è una tesi ormai tutta da scartare?
«L’universo si espande. Ora ci troviamo nella fase di espansione che deve ancora raggiungere il massimo. Poi comincerà a contrarsi e si avvierà verso la fine del tempo, verso quella che Einstein ha chiamato la “singolarità finale”. Per capire che cos’è, ricordiamo che per Einstein spazio e tempo sono simili, anzi vengono unificati nello spazio-ternpo».
E qui lei mostra una diapositiva, di grande effetto, in cui si vede la linea della fine del tempo e una quantità di raggi di luce che vanno verso il futuro. Il pubblico è conquistato dagli «eventi al di là defl’orizzonte».
«Fin dall’inizio questa tesi mi ha affascinato per la bellezza teoretica, conoscitiva. Ha esercitato una forte attrazione su di me. Ho provato a immaginare un raggio di luce che dal Big Bang, nello spazio-tempo, naviga avanti e indietro per l’universo chiuso. Ma torniamo alla linea della fine del tempo, la cui forma è stata analizzata dal fisico Roger Penrose. In realtà. l’universo è destinato a collassare in un punto che ho chiamato il Punto Omega. Il confine dell’universo reale non può essere che il Punto Omega. Verso questo punto tendiamo, siamo attratti. come verso il nostro destino di immortalità».
Con che cosa s’identifica il Punto Omega?
«Se le leggi fisiche sono coerenti, ci si deve aspettare che la vita duri fino alla fine del tempo, per poter guidare l’universo. Ma osserviamo lo scenario: man mano che ci si avvicina al Punto Ornega, tutto si fa più complesso. Tutto quello che può essere conosciuto, lo sarà. Dal Punto Omega, si vede tutto insieme: passato, presente e futuro. La vita che guida l’universo acquista una potenza illimitata. Ma a che cosa debbono farei pensare tutte queste caratteristiche (onniscienza, onnipresenza, competenza) se non a Dio, che è appunto al di là del tempo e dello soazio.»
Kant aveva detto: la scienza non sarà mai in gradlo di risolvere i tre problemi fondamentali della metafisica: Dio, la libertà, l’immortalità.
«E’ invece si può dire che Dio esiste e dirnostrarne la trascendenza direttamente usando la fisica».
Insomma, lei parte da alcuni decisivi punti di arrivo della scienza moderna.
«La teoria del Punto Omega può ancora essere corretta, perfezionata. Per esempio, quando dico che nel Punto Omega s’incontra il massimo di intelligenza e di memoria irnmaginabili, non intendo necessariamente dire che ci si incontra con il Computer Universale. Se vogliamo dirlo, per fini divulgativi, può anche andare bene. Ma la cosa importante, che mi sento di sottoscrivere con sempre maggiore forza, è un’altra. Per pensare Dio dobbiamo ricorrere al più lontano futuro dell’universo, all’estremo futuro. E’ quanto emerge dalla fisica moderna. Come dalle Sacre Scritture. Quando Mosè, sul monte Sinai, gli chiede: qual è la tua natura?, il Roveto Ardente risponde: “Io sarò quello che sarò”».
Lei ribadisce la teoria scientifica della resurrezione.
«Alla fine del tempo, la vita e l’intelligenza sapranno emulare l’intero universo già trascorso. Saremo emulati nei computer del futuro remoto. Un’emulazione di tutte le varianti possibili del mondo richiederebbe 10 alla 123a bit, una capacità di memoria che allora sarà divenuta abbastanza disponibile».

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