brambillaLa sigaretta pende dalle labbra, mentre il fumo viene disperso dalla brezza marina. Padre Brambilla, seduto sul bordo di una misera brandina, sta meditando sul VI comandamento. Non quello divino; quello della barca Sampaguita, che recita: “Keep a positive attitude about your survival and rescue’. I cinque precedenti spiegano cosa fare nel caso il battello decida di seguire le orme del piu’ celebre Titanic.
Sono ormai sei ore che la vecchia carretta ha lasciato il porto di Zamboanga City, fendendo le acque del South China Sea, ed in distanza si vedono gia’ le luci di Sirawai, immersa nella notte. Il missionario raccoglie la borsa, scende nella stiva e salta su di un improvvisato traghetto, che lo porta a cinquanta metri dalla spiaggia: l’ultimo tratto bisogna percorrerlo su pericolanti assi quasi immersi nelle acque.
Vicino alla baracca dei militari ci sono i ‘sikad’, ed uno di questi lo porta al cancello della missione. Il padre ammira la nuova mura di cinta, che come le mura di un castello mediovale, difendono i due ettari di questo avamposto cattolico. Camminando verso la chiesa passa, sulla destra, il nuovo campo di basketball, e poi il nuovo centro `bayanihan’. Di fronte a se’, ora, ha la chiesa in fase di rinnovamento. L’immenso crocifisso e’ protetto dalla polvere da un drappo grande come le vele delle caravelle di Cristoforo Colombo.
Finalmente il padre arriva al convento, fianco alla chiesa. I cani abbaiano, poi, accorgendosi che si tratta del padrone, saggiamente si mettono a scodinzolare. In cucina il padre guarda il frigorifero. Bisogna decidersi a ripararlo, ma non c’e’ fretta: al ritmo di una visita dei confratelli ogni cinque anni, non e’ in cima alla lista delle cose da fare. Si prepara piuttosto un caffe’, si fuma l’ultima sigaretta e si ritira a dormire, al piano superiore.
Sono passate poche ore, e gia’ inizia un nuovo giomo. Se fosse la seconda Domenica del mese dovrebbe prendere il pumboat, e recarsi al villaggio di Piacan. Se fosse di Giovedi’ ci sarebbe la messa in una delle cappelle in cui e’ diviso il villaggio di Sirawai. Oggi, invece, bisogna salire sui monti per celebrare la messa fra i lavoratori della compagnia. P. Brambilla accende una sigaretta, mentre i soldati della scorta entrano nel compound: questa volta niente carro-armato, pensa con un sospiro di sollievo, solo una jeep ed un camion blindato pieno di armati. I chilometri pesano sulla schiena, ma e’ una bella soddisfazione vedere gli alberi che ricrescono, i manghi che finalmente danno frutto. E poi i lavoratori, riuniti in quella piccola ma elegante cappella costruita col legno locale.
E’ pomeriggio tardi quando padre Brambilla ritoma a Sirawai, in tempo per celebrare la messa giomaliera per la folla dei cristiani. Ed ora che e’ sera, terminata la cena, accende l’ennesima sigaretta mentre passeggia davanti alla chiesa. Si guarda attorno con soddisfazione: sono ormai dieci anni che e’ qui, ha visto prosciugare le paludi, e Sirawai dividersi sempre piu’, un po’ come la Terra Santa, tra zona cristiana e zona musulmana. E’ sopravvissuto a qualche coltellata, ed all’isolamento piu’ cupo, con una tenacia che farebbe invidia a p. Vismara.
Lo diceva anche il suo predecessore, p.Santo.. “la vita del missionario e’ una continua sfida”. Gia’. Certe piante nascono con la corteccia dura. P. Sandro Brambilla spegne l’ultima sigaretta, e s’avvia verso il convento. E’ notte ormai, e domani e’ un altro giomo.
(Anonimus )

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