sibucoGianni Sandalo

Da poche ora sono ritornato a casa dopo aver speso due giorni in Sibuco con padre Nicola e padre Angelo. Il mio primo viaggio verso questa zona era in programma sin dalla prima settimana dello scorso giugno. Il brutto tempo ed il mare grosso mi hanno costretto a fermarmi a Malayal.
Stavolta il viaggio e’ andato bene. Sono stato accolto da un buon numero di leaders della parrocchia, ci sono stati diversi incontri con tante persone. Ho visitato alcuni villaggi. Ho sperimentato la scorta dei soldati sia per uscire nei villaggi sia durante le due notti spese in casa parrocchiale.
Tutto questo e’ stato importante per vedere una certa realta. E’ diventato pero’ marginale di fronte ai sentimenti di speranza mista a paura che ho colto nei volti delle persone.
Per esempio mi ha colpito in modo particolare l’intervento di un leader che mi ha posto una specifica domanda: “Padre abbiamo bisogno del prete. Ne abbiamo bisogno per sentirci comunita’ che celebra l’eucarestia, che vive i sacramenti, che diventa elemento di unita’ nei momenti di tensione, paura e violenza che viviamo”.
Non ho saputo dare una risposta esatta. Vi ho girato intorno. Ho tentato di giustificare e di giustificarmi. La domanda pero’ mi sta ancora martellando per una risposta che possa seria e responsabile.
Ho iniziato a passare in rassegna diversi aspetti, tentare progetti, costruire ipotesi. Resta comunque la domanda sempre precisa, carica di tensioni e di speranze.
Traduco anche la domanda per ciscuno di noi. Vi invito ad aiutarmi nel dare una risposta. Non una risposta che nasce dal tavolino o dalla sola razionalita. Ma una risposta che tocca la totalita’ della persona.
Sappiamo bene quando ci confrontiamo con delle persone concrete non e’ facile dare risposta. Il dubbio e’ presente. Non e’ facile dire no o dire si’. Vi sono tanti elementi che, dal punto di vista umano, vi entrano.
Se si prende in considerazione il fatto dal punto di vista intellettuale, si potrebbe rispondere che non abbiamo personale, che ci pensi il vescovo, che non e’ in nostro potere risolvere fatti piu’ grandi di noi, che nei nostri contesti di lavoro tantissime sono le situazioni simili.
In una parola si sa di non potere travasare l’acqua del mare in un sacchio bucato.
Quando pero’ ci si trova davanti alle persone che interpellano la nostra reazione diventa qualche cosa di piu’ cpmplesso. Non solo la ragione entra in gioco. Entrano soprattutto in gioco il cuore, l’entusiasmo, la passione per l’altro, la voglia di comunicare e vivere insieme il valore della solidarieta’ e del camminare insieme mano nella mano.
Durante gli Esercizi Spirituali della Comunita’ di qualche settimana fa, padre Fuellembach quasi quotidianamente ci ricordava del fedele amore di Dio per il progetto sull’uomo, ci ricordava la passione che deve animare i nostri rapporti con le persone, ci ricordava che la “stoltezzza’ del Regno doveva diventare la chiave di lettura del nostro `essere missionari’ e del ` nostro agire da missionari’. Ci invitava a tenere vivo il fuoco dello Spirito.
Abbiamo poi insieme sperimentato il fuoco dello Spirito durante la benedizione-inaugurazione del Seminario PIME in Tagaytay. Il Vescovo di Cavite, Monsignor Manuel Sobrevinas, ci ricordava durante la sua omelia che le strutture hanno importanza dal punto vista esterno, ma il cuore del Seminario e’ la volonta’ di crescere con ‘amore missionario’. Ovvero un cuore aperto alla novita’, un cuore coraggioso capace di dir di si’ al Dio che mette di fronte alle situazioni della storia dell’uomo e ci invita a rispondere con entusiasmo e coraggio.
Il Consiglio Plenario tenuto lo scorso mese di giugno a Roma, ha ribadito l’importanza della evangelizzazione tenendo presenti gli aspetti personali e comunitari. Si ricordato del rischo che ciascuno di noi va incontro. E’ il rischio del sedersi sul gia’ fatto e contemplarne successi e fallimenti.
Se devo fare una da parte mia una nota sulla riflessione del CP mi permetto di definire cio’ non solo rischio ma anche tentazione. Una tentazione che porta inevitabilmente ad un paradosso che potrebbe essere tradotto in questo modo: `Non abbiamo il personale per coprire tutti i posti di lavoro e non abbiamo tanti posti di lavoro per soddisfare il personale’ .

Con amicizia,
GBS

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