July 26, 2008 by Admin
Il” Louisiana Purchase Exposition” in Saint Louis nel 1904, ebbe il permesso di organizzare, appena dopo cinque anni dalla conquista americana della Filippine, la prima ‘Fiera Mondiale’ dove gruppi di ‘indigeni’ filippini, per molti mesi, furono mostrati in pubblico. Si stima che circa 20, dei 45 milioni di americani di allora, ebbe la possibilità di visitare lo ’stand’ di 47 ettari di terreno dove era esibito il ‘folklore’ filippino: 130 edifici, 70.000 siti di esibizione e 1.200 ‘nativi’ filippini, tra cui soldati filippini per mantenere l’ordine tra le varie ‘tribù, trasportati per l’occasione da vari luoghi dell’arcipelago in America. I visitatori potevano camminare tra villaggi eretti per l’occasione e così ‘ammirare’ i vari stili di vita con esibizioni dal vivo di danze, riti tribali, tessitura di vestiti e modi di cucinare locali. C’era anche un enorme edificio di due piani con mostre fotografiche ’stereoptiche’ degli abitanti delle Filippine (foto ancora ora conservate negli archivi della ‘ Library of Congress’ e in quelli del ‘ Missouri Historical Society’).
Alla grande mostra di Saint Louis i ‘nativi’ filippine vennero presentati essenzialmente come ‘primitivi’ ma in via di ‘evoluzione’ secondo le teorie darwiniane (ma anche secondo i missionari del tempo); dai ‘negritos’, i più bassi di cultura, ai più educati e raffinati meticci con mezzo sangue spagnolo. La percezione americana di questo popolo - piccolo, abbronzato e quasi nudo ma anche ricoperto da ricchi vestiti colorati - confermava la teoria dell’evoluzione. Alla mostra furono portati anche ‘tribali musulmani’, detti ‘moros’, che furono apprezzati per il modo ‘pacifico’ di vivere. L’opinione generale che emergeva dalla Fiera era che i ‘tribali filippini’ erano arretrati, inferiori, ma che potevano sviluppare uno stile di vita più alto e moderno a patto che rimanessero a contatto con la cultura e la educazione americana.
Molti indigeni morirono durante ( e dopo) la Fiera e le danze funebri che venivano eseguite facevano ridere gli spettatori che non ne comprendevano il significato simbolico. Praticamente 1.200 indigeni furono dimenticati in America anche anni dopo che la Fiera Mondiale si era conclusa. Nel 1909 un gruppo di Bontoc-Igorot aspettava ancora a Chicago di essere riportato a casa e la loro storia, pubblicata sui giornali, affascinò l’opinione pubblica americana. Anni prima dal 1899 al 1901, gli Stati Uniti avevano perso circa 10.000 soldati e speso 600 milioni di dollari per soffocare la resistenza degli indipendentisti filippini. In contrasto tra il 1900 e il 1914 ci fu un vero e proprio ‘fascino’ degli americali per le ‘tribù delle montagne’, gli ‘Igorots’ appunto, che nel 1903 erano circa un ottavo dell’intera popolazione filippina e l’America fu invasa dalle loro esotiche fotografie.
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July 18, 2008 by Admin
Da diverse parti critiche alla Chiesa Cattolica nelle Filippine. Il senatore Panfilo Lacson, candidato alla Presidenza nel 2010 e a suo tempo capo della polizia di stato durante la presidenza di Joseph Estrada, ha proposto di abolire i privilegi della chiesa che deve pagare le tasse come ogni altro ente privato. Nella Costituzione Filippina è scritto che istituzioni caritative, chiese, edifici e terre usate esclusivamente per motivi religiosi non sono tassabili. Occorrerebbe un amendamento alla Costituzione. Per la maggioranza politica tuttavia tassare le istituzioni religiose non risolverebbe il problema economico e del debito interno. Bisogna invece impegnarsi nel fermare l’evasione fiscale che secondo il National Tax Research ha raggiunto i 179 bilioni di pesos (2,5 miliardi di euro) tra il 2001 e 2006.
Lacson e’ anche uno degli sponsors del Senate Bill N°43 (firmato da 48 membri del Parlamento) che incoraggia l’adozione del controllo sulle nascite. Nel Bill si riafferma che l’aborto rimane un crimine punibile ma anche che spetta alla donna la scelta di interrompere o continuare la gravidanza. Recentemente il vescovo di Ozamis, mons, Jesus Dosado ha ordinato ai suoi preti di rifiutare la comunione ai politici che sono pro aborto e controllo artificiale della riproduzione. Per il Senate Bill n°43 invece dovrebbe essere mandatorio educare gli studenti dall’ultimo anno delle elementari in su sul ‘problema sanitario della riproduzione sessuale’, per evitare l’aborto illegale. Circa 473.000 aborti di gravidanze non volute stimate a circa 1 milione 400mila ogni anno. Secondo alcune statistiche 2 donne filippine su 5 userebbero contraccettivi se ne avessero la possibilita così come è proposto dal UN Population Fund. 10 donne filippine muoiono ogni giorno (dati UN) per complicazioni di parto. La percentuale di fertilità è ancora molto alta nelle Filippine 2.36 % e i consigli alle coppie di limitare il numero dei figli non trova ancora consensi tra la maggioranza della popolazione, soprattutto quella più povera.
Da un altro pulpito la parlamentare Janette Garin, di IloIlo, invece vuole che durante le messe si smetta di chiedere una seconda e una terza colletta. Si fa pure portavoce (?) dei fedeli che si lamentano delle continue richieste monetarie da parte dei parroci, in città e nelle zone rurali. Critica le alte quote fissate per i sacramenti che, secondo lei, sono la ragione per cui molti non vengono battezzati e sposati. Molti defunti portati al cimitero senza una funzioni religiose per mancanza di soldi. Garin vuole anche che i soldi raccolti dalla chiesa rimangano nelle Filippine e non vadano a disperdersi in organizzazioni dove la Chiesa filippina non ha voce in capitolo.
Circa i vescovi, l’impressione è che la Conferenza Episcopale Filippina (CBCP) si sia bloccata nel ginepraio del dibattito politico dove pensa ancora, come in passato, di essere una voce critica e autorevole.
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July 9, 2008 by Admin
cari Amici e confratelli, sono convinto che - come a me - anche a ciascuno di voi venga spontanea la domanda: ‘perchè missionari anche ne nostro oggi?’. E’ forse domanda scontata, quindi banale. Resta però il fatto che la domanda viene posta e che ciscuno, ne sono convinto, dà la propria risposta. Una risposta che può essere riassunta sottolineando il fatto che con noi Dio porta a compimento il suo progetto sull’umanità. Scrivendo questo penso ai tanti confratelli PIME che in 40 anni sono arrivati nelle Filippine. Ai confratelli che hanno dedicato nella totalità la loro vita. penso all’uccisione di Tullio e Salvatore. Alla morte di Santo e Angelo. Penso ai confratelli che forzatamente hanno lasciato le Filippine. Scrivendo questo penso alla scelta per la missione che hanno fatto i nostri confratelli filippini. A quei giovani che continuano a scegliere la missione. Sono giovani che, dopo aver lasciato famiglia, lavoro e amici, hanno deciso di dedicare la loro vita alla missione. Per sempre. Sono convinto che il progetto di Dio, nella storia concreta di Gesu’ di Nazareth che si è fatto carne e sangue, continua a compiersi attraverso i suoi discepoli.
Missionari allora sono gli uomini e le donne ceh vivono e portano nel mondo la luce e la parola di Dio, la sua forza e la sua solidarietà ed amicizia. Nulla di più concreto per rispondere alla fame che ogni uomo sente nel profondo del proprio cuore. E’ lo stesso Cristo che vuole raggiungere ogni epoca della storia e ogni luogo della terra, per arrivare a ogni persona. Ciò è accaduto all’inizio della sua missione evangelizzatrice con i suoi amici Andrea e Giovanni, Giacomo e Simone e gli altri apostoli -cioè “mandati”- accade oggi con noi, quando siamo disposti a essere strumenti della sua presenza e della sua azione nel mondo. Per chi ha incontrato Cristo, è una chiamata “bella”, aperta a tutti i popoli. L’umanità è avvolta dalla simpatia di Dio. per giungere al suo compimento, l’umanità ha bisogno della Buona Novella, di persone e comunità che possono esprimerla: “E’ importante - scrive papa Benedetto XVI- che confluiscano all’umanitàforze di riconciliazione e pace, forze di amore e di giustizia”. E’ importante per il bilancio dell’umanità, che conosce tante violenze e ingiustizie. Chi ha sperimentato Dio e ha trovato una grande gioia, deve trasmetterla perchè la grande Luce deve illuminare il mondo, la casa della famiglia umana. vediamo tanta gioia in coloro che, ascoltando il vangelo, si sono sentiti amati e hanno donato la loro vita per gli altri. Ricordiamo quelle persone che diventano i santi della quotidianità e nella quotidianità. Sono quelle persone che incontriamo giornalmente, quelle persone con le quali lavoriamo che ci rivelano la presenza viva di Dio.
Missionari oggi, perchè? Siamo insieme alla nostra gente, la famiglia dei figli di Dio: ci apparteniamo. Le missioni sono una quatione d’amore. C’è la Carta dei Diritti Umani, ed è stato un passo avanti identificarli (riconoscerli è più impegnativo!). Ma c’è soprattutto la realtà della comune appartenenza scritta nel nostro sangue, che ci chiama a rapporti densi di fraternità, rispetto e benevolenza, Sono comportamenti che aprono al dialogo e alla gratuità.
Perchè dopo tanti secoli ancora missione? perchè ogni generazione è un nuovo inizio. La libertà dell’uomo è sempre nuova. Lo Spirito del Vangelo vivo attraverso la comunità dei credenti, uomini e donne che, in un certo modo, continuano l’incarnazione. Noi ne siamo i testimoni. A 40 anni di nostra presenza facciamo memoria di quanto vissuto. Soprattutto però pensiamo futuro. Progettiamo il nostro cammino. In questo modo il nostro presente è denso di significato di senso. per questo reciprocamente facciamoci gli auguri di buon compleanno! Con amicizia,
P.Gianni Sandalo - Superiore Regionale PIME- Filippine
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July 5, 2008 by Admin

The 5 month course started on July 1 and will end on november 30, 2008 with the ‘Sending Mission Cerimony’. This year the partecipants are 22, coming from different parts of Asia.
The main topics this year are centered on renewal of: “Mission, Formation & Spirituality“. Renewal is a gift waiting to be made our own, to be incarnated in the life of the world, in the life of men and women of Asia, in the life of the Church. The Church is always in need of an intense renewal of her life and mission.
Module Outline:
Biblical Foundation of Mission
Discipleship as Mission Formation
Shifting Paradigms of Cultures, Mission & Church
Mission in the World of Change
Mission: Kingdom of God
Mission Spirituality
Evangelization, Dialogue and Proclamation
Experiencing God in the Margins
Dialogue with Religious Traditions: Islam, Hinduism & Buddhism
Social Teachings of the Church
Women and Ecology
Mission & Migration
Mission of Peacemaking
BEC: A New Way of Being Church
Mission & Ecumenism
Ministry of Reconciliation: Border Crossing
Mission & Spirituality of the Sacraments
Community Retreat: Spirituality of Compassion & Solidarity
Mission: Telling the Story of Jesus
www.euntes.com
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June 29, 2008 by Admin
Passaggio del tifone nella parrocchia del PIME in San Pedro, Antique.
Nella provincia di Antique il tifone si è lasciato alle spalle : 34 morti, 63 dispersi e 3120 case distrutte.
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June 19, 2008 by Admin
Today Archbishop Edward Joseph Adams, the papal nuncio to the Philippines, will administer the installation of new Kidapawan bishop Romulo Tolentino Dela Cruz. Among those who confirmed to witness the occasion are Cotabato City archbishop Orlando Quevedo, OMI, and Zamboanga archbishop Romulo Valles. In 2006, Pope Benedict XVI declared the diocese of Kidapawan as “Sede Vacante” following the transfer of then bishop Romulo Valles to the archdiocese of Zamboanga. The Kidapawan diocese, which was established as a prelature in 1976, covers 11 towns of North Cotabato, three towns of Maguindanao and Columbio in Sultan Kudarat province.Kidapawan, is a suffragan of the archdiocese of Cotabato.
Born on June 24, 1947, in Balasan, Iloilo, after his ordination as a priest (December 8, 1972) he became parish priest in Tacurong, Sultan Kudarat, and then rector of Notre Dame Archdiocesan Seminary in Sharif Kabunsuan. Ordained bishop on March 16, 1988, Dela Cruz served as bishop of the the Prelature of Isabela (Basilan Island) for 17 years and then of the Diocese of San Jose de Antique (Panay Island) for 7 years (2001-2008).
PIME Fathers are currently working both in the Diocese of Antique (San Pedro Parish, Parish Priest Fr. Fernando Milani and Luciano Benedetti for the IP-Program) and in Kidapawan (Arakan Mission : Frs. Fausto Tentorio, Gianni Re and Giovanni Vettoretto and fr. Peter Geremia IP-Program). While in Zamboanga PIMEs are presently in the Parish of Sinunuc, Fr. Nevio Viganò, Euntes Center, Fr. Giulio Mariani, Silsilah Islam-Christian Dialogue Center, Fr. Sebastiano D’Ambra and in the Regional House, Fr. Gianni Sandalo, Regional Superior).
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June 16, 2008 by Admin
Avevo appena scritto che i rapitori di Giancarlo erano ‘fantasmi’ e sono stato smentito: la ‘mente’ dietro il rapimento, commander Israel Salinas Kiddie (vero nome Abdulsalam Akedin) è stato ucciso, lunedì 16 giugno, 2008. Commander Kiddie rimane comunque un ‘fantasma’ perchè non c’è più, o almeno così dicono le autorità, perchè già a suo tempo, per sette volte, era stato dato per deceduto per poi essere ‘resuscitato’. Morto, comunque, in uno scontro violento.
Certo, personalmente vorrei che la violenza non avesse niente a che fare con la mia vita. Che rimanesse una realtà distante, al massimo da giornale, da televisione, da cinema, in modo di poter meglio sopportarla. Nell’uccisione del commander Kiddie si potrebbe dire che era destino, che prima o poi sarebbe stato ucciso, perchè era armato e avrebbe comunque reagito sparando. Destino o non destino, cinema o non cinema, questa violenza poi la si subisce. Sopra la taglia di 400.000 pesos (10.000 dollari) c’era la foto di commander Kiddie. Un volto d’uomo normale con i baffetti.
L’effetto più concreto della violenza, il suo aspetto più disumano lo troviamo proprio quando dietro un crimine, (ma forse anche dietro un fatale errore) c’è il volto di un uomo. Ciò significa che, come parte della stessa umanità, non posso non sentirmi responsabile anche di coloro (volti diversi ma sempre umani sono) che non hanno le mie stesse idee. In questo caso pensieri violenti. Pessime idee. Difficile cambiarle a chi è abituato a sparare, ma posso iniziare da me cominciando a imprimere il ‘no alla violenza’ nei pochi geni che fanno funzionare il mio cervello. Dietro la faccia naturalmente. (Luciano)
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June 10, 2008 by Admin

Si potrebbe raccontare di nuovo tutto quello che è accaduto un anno fa. Ma due sole cose sembrano interessanti mentre il susseguirsi degli eventi può essere letto ancora su questo blog.
I rapitori di padre Giancarlo non hanno ancora un volto. Del resto fecero ben presto perdere le loro tracce fin dall’inizio. E questo è quello che ci ha colpiti di più durante il rapimento: dove erano finiti? Anche oggi sembrano lontani e invisibili. Svaniti così come spariscono i fantasmi quando sorge l’alba del giorno. Forse per questo non si sente rancore verso di loro. Illusione forse, perchè i rapimenti continuano. Così come può ri-emergere la rabbia contro chi commette e ha commesso questi crimini. Pensiamo solo al rapimento e uccisione di padre Rey Roda lo scorso gennaio (18 gennaio 2008). Ma non bisogna essere fanatici e all’odio è meglio anteporre la ragione e domandarsi se quello che ora facciamo serva a qualcosa per evitare altri rapimenti, altri delitti. Se le autorità servano a qualcosa nel controbattere la criminalità organizzata oppure ne traggono loro stesse profitto.
I rapitori fantasmi, da una parte e la nostalgia del luogo, di Payao, dall’altra. Un luogo insignificante ma che a distanza di un anno rimane importante per la nostra memoria. La baia con le linee di agar-agar, le mangrovie, l’isola di Pandelusan in distanza, le piccole comunità sparse sui monti e tra risaie, tra gli alberi della gomma e le culture ittiche di pesci e di crostacei, il tramonto del sole. Il luogo da dove padre Giancarlo è stato tolto e poi allontanato e che ora come un esule, in una parrocchia del PIME in Manila, lo ricorda e si domanda se tornare o starne lontano? Una sensazione dolce e amara nello stesso tempo. In Payao comunque si può tornare, ma il periodo vissuto là non esisterà più. Quel luogo è cambiato e questo, molto pobabilmente, sta aiutando padre Giancarlo a pensare al futuro con minor nostalgia. Cosa pensano invece i suoi ex-rapitori sembra inutile domandarcelo. Il passato è anche oscurità. (Luciano)
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June 5, 2008 by Admin
La nuova chiesa della Transfigurazione in Sinunuc, Zamboanga City. Parroco: padre Nevio Vigano’, PIME
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May 30, 2008 by Admin
In vent’anni, circa 10 milioni di persone, sono diventate seguaci di ‘Brother Mike’ un businessman diventato predicatore dopo essere stato guarito da un angelo prima di una operazione al cuore nel 1978. Il movimento carismatico sorto dopo questo ‘miracolo’ è El Shaddai-DWXI (oggi diffuso in varie parti del mondo). El Shaddai nome biblico de ‘Dio delle Alture’ e DWXI, una stazione di 15 chilowatts, 1314 mhz onde medie, la ‘Voce’ che proclama la buona novella. Nel 1983 Brother Mike lancia un programma radiofonico domenicale, tra le 9 e le 11 del mattino, intitolato :”A Dio la Gloria”. Dopo alcuni giorni diversi ascoltatori telefonano alla stazione radio dicendo che la ‘voce’ di Brother Mike li ha guariti da varie malattie. Il 20 agosto 1984, Brother Mike, invita gli ascoltatori di DWXI a una messa di ringraziamento nel cortile della radio. Arrivano un migliaio di persone. Le celebrazioni si ripetono e aumentano i partecipanti, le offerte in buste e gli sponsors. Nel 1988 , 21 agosto, circa 400.000 persone si radunano in Rizal Park per sentire Brother Mike. Nel 1989 la Conferenza Episcopale Filippina riconosce la matrice cattolica del movimento il quale si potrà avvalere di direttori spirituali come mons. Bacani, il padre francescano Archie Guiriba e preti diocesani come pp.Anton Pascual, Bong Guerrero e Sony de Claro. Ma il movimento si distanzia dalle pratiche devozionali: sconsiglia l’uso del rosario, delle immagini sacre e critica le devozioni mariane. Al contrario incoraggia l’uso rituale di una larga varietà di oggetti dai libri alle uova, dai fazzoletti agli ombrelli che acquistano un ‘magico’ potere se si hanno con se durante le assemblee del movimento o le trasmissioni radio. In generale, dopo le testimonianze di coloro che sono stati guariti, Brother Mike ricorda alle folle e ai radioascoltatori la ‘nuova matematica, 1+1=3. Cioè in tutto quello che si fa Dio è presente. Poi chiede di mettere di fronte a Dio le proprie richieste spirituali e materiali. Infine conclude con invocazioni per il miglioramento socio-economico e politico del paese. Definisce il suo messaggio ‘predicare il vangelo della prosperità’, molte volte materiale. Celebre la frase: “Volete il frigorifero? Se credete lo avrete!”. Per Mike Velarde, in un mondo di conflitti tra conglomerati religiosi, politici, economici, criminali, terroristici è vitale recuperare la pace interiore e individuale. Allora più che il peccato originale è importante la ‘benedizione’ originale :“Lasciate che i deboli dicano, sono forte! E i poveri che dicano, siamo ricchi!. Non dire che è il volere di Dio che tu rimanga peccatore, povero, ammalato e abitante di dimore malsane. E’ contrario alla tua dignità”, e così via. Originale anche il messaggio di tenere accesi radio e tv per curare i malanni. La radio scaccia i cattivi spiriti e fa diminuire i litigi in famiglia. Per Mike Velarde DWXI ha una canale in diretta con lo Spirito. Le adunate carismatiche di El Shaddai sono sempre trasmesse in diretta (radio e TV). Un rituale elettronico allargato alle case da dove si può comunicare direttamente con Dio. Il canale è soprattutto per coloro che vivono nelle affollate e congestionat città, dove gli spazi sono ristretti, veri e propri sotterranei o ‘gallerie urbane’. Lì dentro, dove c’è massima chiusura spaziale e di conseguenza un enorme desiderio di libertà, possono penetrare solo le onde radio e televisive (ora anche quelle più private dei telefonini e di internet) e con queste il vangelo elettronico. Diciamo che nella comunicazione dei mass-media l’utente non sceglie la trasmissione più oggettiva e intellettuale, il canale più bello e formalizzato, ma quello che conferma le sue idee personali e, per lui, le articola in modo chiaro. La gente non ama essere indottrinata in un unico sistema interpretativo. Ascolta, vuole capire ma anche rimanere libera di interpretare la realtà personale che sta vivendo. El Shaddai ha fatto leva sulla salute fisica e ha avuto successo. Ha però in se la sua fine usando un palinsesto molto ripetitivo. Inoltre l’attuale benessere materiale e finanziario (colletta dai 360.000 ai 400.000 dollari al mese) e i litigi con altri predicatori elettronici gettano ombre e sospetti sul futuro del movimento e del suo fondatore. Molto il rumore di fondo e debole il segnale. (p.Luciano Benedetti)
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