Alcune chiese di stile barocco costruite dagli spagnoli dopo il loro arrivo in questo arcipelago di 7000 e più isole, 400 anni fa, sono ancora in piedi. I muri fatti di grossi pezzi squadrati di tufo grigio o rosastro, le facciate con i loro motivi floreali molte volte scelti dagli stessi muratori, le pareti interne annerite dal fumo di chissà quante candele votive, le piccole finestre che lasciano penetrare poca luce ma anche poco caldo e i fedeli seduti o inginocchiati su vecchie panche ci fanno capire quanto è antica la fede cristiana nelle Filippine.
La religione nelle Filippine è popolare. Le feste sono affrontate con grande passione, tra processioni, danze per strada e novene celebrate prima ancora del sorgere del sole. Santo Nino, il Cristo Nazareno, la Madonna del Perpetuo Soccorso e le decine di Santi danno alla gente, molte volte povera ed indebitata, malata e indebolita, alcuni giorni di gioia e di allegria, di condivisione del cibo e dei sentimenti. Pakikisama, direbbero, cioe’ stare in compagnia. Ma non sempre è così.
Non ci può essere una pacifica coesistenza in un sistema dove forze aliene e mediatiche portano con incompresibile testardaggine modelli di vita consumistici, dove l’unico fine sembra essere e solo quello della ricerca della felicità personale. Può avere un’inizio molto frivolo come un semplice gioco d’azzardo e finire nel consumo smoderato di bevande alcooliche. D’azzardo si gioca pure quando la famiglia si indebita per trovare un posto di lavoro all’estero per il figlio o la figlia. Emigrare è il sogno più diffuso tra i giovani filippini. I genitori si indebitano per mandare i figli a scuola e diventare infermiera o marinaio, in Canada o su una nave di crociera. Sognano di ricevere, nell’arco di pochi anni, centinaia di dollari mandati tramite banca e la Western Union. Si pone la fiducia nei soldi e per ottenerli ci si fa corrompere o si corrompe.
E’ questa la società che la Chiesa Filippina deve affrontare. Il metodo non è cambiato da quasi quarant’anni, da quando il primo MSPC (Mindanao Sulu Pastoral Conference) nel 1973 ha proposto e poi realizzato ( inizialmente solo per le diocesi del sud) un network di comunità di base. Ancora oggi si parla di comunità ecclesiali di base come unico modo di essere Chiesa Filippina, immagine più vicina a quella del Regno di Dio. Una Chiesa (ma anche un mondo) ristretto a piccole comunità fatte di famiglie vicine che poi si allargano a una fratellanza più universale. Dove i principi morali praticati in famiglia prevalgano su quelli socioeconomici, dove le forze dello sviluppo sono giustizia, carità e solidarietà, dove i poveri non sono invisibili come ogni governo e società vorrebbe far credere.
Non è semplice e la Chiesa Filippina deve sempre guardarsi alle spalle, generazione dopo generazione, per vedere se la gioventù, il 50 per cento della popolazione, è ancora lì. Se riesce a consegnare loro la convinzione e la volontà di portare avanti questo progetto. Se non ci saranno avrà persa la sua funzione di guida e le comunità ecclesiali di base saranno solo un bel ricordo del passato.
Le antiche chiese, edifici sacri, rimangono. Nuove chiese vengono costruite per accogliere un maggior numero di fedeli. Si parla di circa 60 milioni di filippini su 92 milioni, famiglie intere, che parteciperanno alla novena, celebrata prima dell’alba dal 16 al 24 dicembre, in preparazione al Natale. Movimento di fedeli unico al mondo. Per molti questa è la vera immagine della chiesa filippina. E’ un immagine che mi piace, che mette pace nel mio animo, ma solo per pochi giorni. In fondo diventiamo quello che riusciamo a ricordare e se fosse solo questo sarebbe troppo poco.







Onorare i morti è una tradizione antichissima fra gli asiatici. Nelle Filippine, sono la riverenza ed il rispetto profondo per gli antenati che definiscono una delle celebrazioni più cattoliche, Il Giorno delle Anime che si celebra i primi di novembre. In lingua Filipino, è chiamato Undas e in Cebuano è Kalag-kalag. Come El Dia de los Muertos in Messico è un’occasione molto festiva. L’intero paese si mette in moto alla ricerca di … fiori da portare in cimitero, non prima del primo novembre e nemmeno dopo il secondo. Negli ultimi giorni di ottobre il mercato del fiore prospera. Il prezzo di un mazzo di fiori può raddoppiare o triplicare ma dipende dal giorno. Più vicino è al 1 novembre, e più elevato il prezzo. Le candele pure sono naturalmente in grande richiesta. E poi i cibi e le squisitezze alimentari, i dolci tipici e l`immancabile pansit che con i litri di bibite analcoliche fredde, entrano nel cimitero a dare maggior festività alle bianche tombe che sudati preti e accoliti benedicono, una ad una, con altri litri ma di acqua benedetta. Nei mercati locali i fiori si trovano distesi nelle bancherelle dove taglia-fiori sono impegnati ad arrangiare mazzi, i più costosi poi sistemati in ciotole di varia fattura. Naturalmente, i fiori a basso prezzo sono qelli che arrivano direttamente dai poderi vicini, ma poi bisogna conoscere dove si mettono i contadini che li vendono a volte non troppo distanti dall`entrata del cimitero sotto qualche tenda fatta con sacchi di yuta. Solitamente hanno solo una due o tre varietà di fiori come i bianchi o gialli poto-poto, oppure la ilang-ilang abbastanza profumata o la comune “Regina delle spine”, a quattro petali rossi che quasi sempre orna gli altari dalle nostre parti. I fiori più belli e costosi arrivano comunque dalla Capitale MetroManila o dall`estero, portati dai parenti che ritornano in provincia per l`occasione (sono anche i giorni di vacanze scolastiche tra il primo e secondo semestre). Naturalmente sono rose, orchidee, margherite, e i classici crisantemi. I tulipani no. Ai fiori si aggiungono immancabilmente le barrette appiccicose dei lecca-lecca e i coni di gelati che si sciolgono miseramente tra le dita. Servono per tenere a bada i bambini o forse, con i fiori, a ricordare come è bella e dolce la vita anche tra morti e tombe. Quest’anno infine c’è atmosfera irreale dopo il tramonto del primo novembre mentre centinaia di tremolanti lumi continuano ad illuminare i piccoli luoghi di riposo delle anime e in alto la luna piena unico lume che appartiene a tutti.
Venerdi’ Santo si celebra con processioni per le strade, via crucis e la commemorazione recitata della Passione chiamata il Senakulo. In alcune comunita’ alla processione partecipano anche i fedeli che si auto-flagellano, una pratica che resiste anche se e’ stata condannata molte volte dai vescovi filippini. Ogni comunita’, parrocchia e chiesa locale ha le sue varianti su come celebrare la giornata, in alcune, per esempio, si da piu’ enfasi alla ‘schiodatura’ e la deposizione del corpo di Gesu’che che alla crocifissione. Durante il giorno i negozi chiudono e le stazioni radio e televisive trasmettono solo meditazioni sulle Ultime Sette Parole di Gesu’ o film religiosi. Molti tuttavia preferiscono scalare le montagne come il monte Apo, la montagna di Mindanao di 3000 metri piu’ alta delle Filippine. C’e’ chi considera la sua cima come una Nuova Gerusalemme. Diversi, poi, si arrampicano in cima ad una montagna come gesto di sacrificio per poi attendersi in cambio benedizioni o miracoli, specialmente la cura delle malattie. Altri si mettono alla ricerca di grotte per ricaricare di potere i loro rosari oppure raccolgono erbe e radici per nuovi amuleti. Ma la maggior parte, soprattutto i giovani, si reca in altura il Venerdi’ Santo per respirare un po’ d’aria fresca e ammirare il panorama sottostante. I piu’anziani, che rimangono a casa incollati al ventilatore, ammoniscono i piu’ piccoli di non fare il bagno alle tre del pomeriggio, di non tagliarsi i capelli e le unghie e di non salire sugli alberi perche’ le ferite, anche piccole, contratte il venerdi’ santo fanno fatica a rimarginarsi. Infine non puo’ mancare la lotta dei galli in reverenza a quello di San Pietro.