25AnniDopo
04 Tuesday May 2010
Posted in Kidapawan, PIME-Filippine
04 Tuesday May 2010
Posted in Kidapawan, PIME-Filippine
04 Tuesday May 2010
Posted in Kidapawan, PIME-Filippine

25mo anniversario dell'uccisione di padre Tullio Favali (11 aprile 1985). Il vescovo di Kidapawan mons. Romulo Dela Cruz , p. GiulioMariani (primo a sinistra) don Giuseppe (grande amico di Tullio) e don Claudio, vicario episcopale in rappresentanza del vescovo di Mantova mons. Busti. C'erano anche la sorella di Tullio, Licia, e due amiche, sempre da Mantova.
12 Sunday Apr 2009
Posted in Kidapawan, PIME-Filippine
Carissimi amici, parenti e familiari.
E’ venerdí Santo mentre scrivo. Abbiamo appena concluso la Via Crucis lungo le strade del nostro villaggio. Buona partecipazione di popolo. Quasi 2 ore sotto il sole del mattino. Seguendo i passi di Gesú. Ascoltando le sue parole ele nostre riflessioni. Sto aspettando il secondo nostro appuntamento nelpomeriggio, la celebrazione delle 7 ultime parole di Gesú dalla Croce, lalettura della passione dramatizzata dai giovani, la liturgia della Santa Comunionee l’adorazione della Santa Croce. Giorno di silenzio sullaterra. Ogni uomo e donna che si sente figlio e figlia del Dio vivente si fermaad ascoltare il cielo. Ascolta il suo Dio che dall’alto della Croce ha ancoraqualcosa da dire a tutti: VI PERDONO, VI AMO, VI ASPETTO!!!
Carissimi amici nella fede, quale dio é come il nostro Dio? Quale dio ama la sua creatura anche quando questa gli si rivolge contro, lo abbandona, lo accusa, lo inchioda aduna croce? Il nostro Dio ha voluto vincere la nostra morte con la Sua morte. Durantetutta questa quaresima abbiamo ascoltato la storia della nostra salvezza, abbiamo ripercorso l’itinerario di penitenza dei nostri fratelli al tempo diMosé. Abbiamo attraversato il Mar Rosso, abbiamo cambiato direzione, o almeno ci abbiamo provato, per poter entrare nella terra promessa da Dio fin dall’inizio della creazione e vivere con Lui. Siamo quindi giunti al culmine della celebrazione dell’amore di Dio per noi. Ascoltando, meditando, vivendo la passione di Cristo, cosa nasce nel nostro cuore? Quali sentimenti nascosti emergono? Oggi si celebra in tutto il mondo ilprocesso dell’ingiustizia. Gesú é il simbolo, é l’agnello, é la vittima innocente che viene sacrificataaffinche tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. Un innocente viene condannato a morte. Si usano menzogne, falsi testimoni, giudici corrotti, una giuria di parte; ci si serve anche di un popolo assetato di sangue. Si libera un assassino per crocifiggere un innocente. Mi chiedo quante volte questo sia capitato negli anni passati a milioni dinostri fratelli e piú drammaticamente quante volte oggi questo accada nella nostra societá che predica sempre piú l’uguaglianza, i diritti dell’uomo, la democrazia, la libertá, la dignitá di ogni uomo.
Cari amici, quante volte ancora oggi dobbiamo essere testimoni del processo dell’ingiustizia? La risposta potremo trovarla solo leggendo dentro al nostro cuore, al cuore di ciascuno. Spesso si prega o si fá pregare per la pace, per l’armonia tra i popoli, per il dialogo tra lereligioni, e per tante alter buone iniziative che dovrebbero abbattere i muridi divisione e silenzio. L’orgoglio, l’arroganza, l’aviditá, il successo ad ogni costo, il proprio conto in banca, continuano a procurare delle prove schiaccianti a favore dell’ingiustizia. Continuano a condannare l’innocente e aliberare l’assassino. Spesso ci giustifichiamo dicendo che noi non possiamofare nulla poiché il male é a livello mondiale, il male lo fanno gli altri e noi non siamo come gli altri. Noi siamo migliori. Cari amici, il male comincia nel cuore dell’uomo e se non siamo attenti a sconfiggerlo al momento giustodiventa padrone di casa. Quando pensiamo di aver vinto la guerra contro il male e ci sediamo, ci lasciamo andare, ci prendiamo il sacrosanto riposo, é proprio quello il momento in cui il male corre piú forte. Ci ha dato l’illusione di aver vinto la guerra ma in realtá abbiamo solo vinto una battaglia, e non é neppure quella decisiva. La pace, l’amore, l’uguaglianza, il diritto di ogni popolo, cultura e religione non sará mai una realtá fino aquando continueremo a portarci dentro questi sentimenti che ci illudono, ci ingannano, ci falsano la realtá a nostro personale vantaggio.
Il Venerdi Santo diventa allora lo specchio per ognuno di noi per guardare dentro il nostro cuore prima ancora che guardare fuori, gli altri, il mondo, sa societá, la chiesa. Gesú dalla Croce ci chiededi amare, di perdonare, di prendere Sua madre come nostra madre, di aiutarci avicenda, di essere come Lui.Oggi siamo tutti ai piedi della croce, alla scuola dell’amore divino, ascoltando le ultime parole di un Dio che muore innocente per amore. Quale altra scuola potrebbe essere piú efficace per far cambiare il nostro cuore? Quali parole potrebbero essere piú pesanti per operare un miracolo? Di cosa abbiamo ancora bisogno per orientare i nostri passi su quelli di Cristo? Carissimi amici, oggi il mondo non ha bisogno di tanti parlatori,urlatori televisivi, farisei del nostro tempo, ma di testimoni del Cristo sofferente per amore e vivente in eterno nella storia del mondo. Ogni giornosiamo chiamati a testimoniare con la vita e non con le parole, la vita di Cristo che abbiamo ricevuto nel battesimo. In quanti cristiani questa vita stanno ancora dormendo? Venerdí Santo. Giorno di silenzio. Giorno della vergogna degli uomini di fronte al loro Dio. Giorno del giudizio di Dio su ognuno. Giorno della misericordia divina su ogni peccatore. Oggi é il giorno per chiedere perdono e per dire grazie. Oggi é il giorno in cui si annuncia a tutti quanto Dio ci ami. Ma non finisce tutto qui. Si passa attraverso la sofferenza, attraverso il mar Rosso pergiungere alla terra promessa. La nostra si chiama Resurrezione. Gesú é risorto primo tra tutti coloro che credono. Gesú ci ha aperto la strada ancora una volta. Gesú é la speranza cristiana. Tutti siamo chiamati a vivere questa speranza. Carissimi amici nella fede in Cristo, guardiamo avanti con fiducia esperanza. Affidiamo tutto nelle amorevoli mani di quel Dio che non ci ha abbandonato quando noi lo abbiamo abbandonato. Di quel Dio che ci ha amato quando noi non abbiamo amato. Di quel Dio che ci ha dato la vita quando noi Gli abbiamo dato la morte.
Allora facciamo Pasqua,passiamo ad una nuova vita. Chiediamo a Dio di vivere dentro di noi. Di essereil Dio con noi. Di accompagnare ogni nostro agire e pensare. Di essere davverosuoi testimoni specialmente a quei fratelli che pensano di aver perso l’amicizia con il Padre. L’augurio allora di una lieta e Santa Pasqua giunga ad ognuno di voi. Sia l’inizio di una nuova esperienza di amore con Dio e con i fratelli. Sentiamoci uniti nella preghiera per ognuno e specialmente per coloro che si sentono vinti e vuoti di speranza. La Resurrezione di Cristo ci colmi di ogni benedizione.Buona Pasqua di pace a tutti!
Riconoscente, p.Giovanni.
11 Saturday Apr 2009
Posted in Kidapawan, PIME-Philippines
He was caught in an wodden house under the fire of armed men at Crossing 125, la Esperanza, Tulunan. No way out just windows to look outside while men of the group of commander Bucay, who called themselves ‘brothers’, were burning his Honda motorcycle. It would have been better to call the police then rather to go there personally. But he said “I’ll go” and to say “I’ll go” in a time like that was like saying that you accept the risk of dusty roads, sweating, to be a foreigner, new words to learn, flip-flops at your feet, boiled rice, spies, armalites, soldiers, rebels, drunken people and paramilitary forces. He did not remain in the house with the wounded man he wanted to help. He came out at sunset and his solitary spirit was a good adversary. Good indeed if we are still remembering him until today.
21 Saturday Feb 2009
Posted in Indigenous people, Kidapawan, Peter Geremia
The Church of Kidapawan will launch on Feb. 24 a “case study on development” regarding Indigenous People (IP) communities living in different areas of the Diocese. The study will be mainly a research project enriched with “success stories of farmers in ancestral domain development.”
On the same day the Diocese will celebrated the 25th anniversary of the Tribal Filipino Program (TFP) under the theme: “TFP Journeying and Renewing Commitment as Partners with the Indigenous Peoples (IP) for their Right to Self Determination.” It will be an occasion to remember the history of IPs as well and it will be done through cultural presentation”, like the “tri-people youth and children from Columbio Valley and Sitio Tungaw, Magpet ”. IP leaders and partners who have long been serving the “Lumad” communities (Mindanao is the land of 18 indigenous group and ‘lumad’ is their collective name) for at least 15 years will be given plaques of recognition and appreciation. As for PIMEs Fr. Peter Geremia has been for more then 25 years TPF Coordinator of the Diocese with his mainly concern for the B’laang communities of Columbio while fr.Fausto Tentorio is coordinating a sustainable program for the Manobos in Arakan Valley which he started late in the 80s.
31 Wednesday Dec 2008
Posted in Kidapawan
P. Giovanni Vettoretto
ARAKAN VALLAY, Dicembre 31, 2008
Un saluto a tutti voi e un augurio di un buon Anno Nuovo 2009, visto che molti di voi leggeranno questa mia solo all’inizio del nuovo anno. Forse qualcuno si stava chiedendo se il p. Giovanni fosse ancora vivo oppure gli fosse capitato qualcosa di serio, visto che da molto tempo non scrive!
Vi tranquillizzo tutti dicendo che stò bene e tutto procede bene, nonostante qualche inconveniente di cui vi spiegherò in seguito. Ecco allora che mi devo scusare subito in apertura, visto che il Natale é appena passato e non vi ho inviato gli auguri. Ma per noi il Natale non é un giorno solo, ma ogni giorno dell’anno, per cui vi giungano o miei sinceri auguri di un Buon Natale. Il tempo di Natale termina infatti, con la festa del battesimo del Signore per cui siamo ancora in tempo.
Devo dirvi anzitutto dell’inconveniente che stá “affliggendo” noi che abitiamo nella casa della parrocchia di Arakan. Dal giorno 16 di dicembre é misteriosamente scomparso il segnale che ci permetteva di connetterci in internet stando in casa. Da subito abbiamo pensato che fosse un problema temporaneo dovuto alla compagnia del telefono. In seguito i miei confratelli si sono interessati per capire cosa fosse successo ma con pochi risultati. Qualche giorno dopo si sono accorti che solo da noi manca questo segnale, ma che in altre zone del paese esiste, per cui si sono messi alla ricerca del segnale per collegarsi. Io infatti, mentre scrivo, mi sento davvero come un “pellegrino” che chiede ospitalitá in casa d’altri, solo per poter connettermi. Speriamo che trovino il problema e lo risolvino. Praticamente é questo il motivo per cui non ho scritto prima di Natale. Sono rimasto spiazzato sui tempi, scusatemi.
Ma ora veniamo a cose piu serie e riguardanti la vita quì in parrocchia. Mi ricordo che nella mia ultima vi dicevo circa la difficoltá che la gente stava incontrando rispetto ai prezzi che stavano vertiginosamente salendo. Eravamo nei mesi di giugno e luglio, prima della crisi economica mondiale. In settembre, quando la crisi economica era giá scoppiata, il prezzo del petrolio crollò e di conseguenza anche i prezzi dei principali prodotti di consumo, da noi si é potuto tirare un sospiro di sollievo. Il riso é tornado a prezzi comprensibili e cosi pure altri prodotti. Da noi si sente meno l’effetto di questa crisi mondiale, ma qualcuno dice che il tutto sará solo rimandato di qualche mese. Il lavoro nei campi quest’anno vá a ritmo continuo e senza interruzzioni di stagione, poiché non abbiamo ancora visto il tempo del secco. I contadini infatti continuano ad arare e seminare. I raccolti non sono sempre al 100% poiche spesso non si usano fertilizzanti e anche la terra non rende più essendo sfruttata al massimo. Il problema principale rimane quello della salute, delle medicine e degli ospedali. Si incontrano casi di persone che si rassegnano e non cercano neppure di raggiungere l’ospedale solo pensando al problema di non saper come pagare le spese. Dispiace sentire che anche in Italia lentamente ci si stá avviando a questo sistema di pagamento delle spese mediche. Il problema é che le leggi le fanno i ricchi che non hanno problemi di soldi, mentre i poveri devono aspettare che “qualcosa cada dalla tavola dei ricchi”. Quì nelle Filippine i politici cambiano solo quando muoiono, per cui diventa difficile sperare in un cambiamento a beneficio di coloro che hanno più bisogno. Noi da parte nostra e col vostro aiuto cerchiamo di aiutare coloro che sono nelle emergenze quotidiane.
Naturalmente la nostra presenza non é solo per i casi di emergenza ma anche e soprattutto nel lavoro pastorale. Normalmente i mesi di settembre-dicembre sono quelli più impegnativi in parrocchia. La festa della Patrona, Madonna del Perpetuo Soccorso alla terza domenica di settembre. Quest’anno abbiamo visto una massiva presenza di persone da ogni comunitá. Abbiamo avuto la presenza del nuovo vescovo che ha presieduto la celebrazione e si é fatto conoscere. Anche ottobre e novembre sono mesi molto intensi per i nostri incontri di formazione dei ministri e catechisti delle varie comunitá. Dicembre é sempre caratterizzato da molte riunioni di famiglia, anniversari, matrimoni, battesimi e naturalmente dalla suggestive Messa del gallo alle 4 del mattino. Quest’anno mi sono trasferito per 9 giorni in una comunitá a circa 22 km dal centro e ogni mattina alle 4 celebravo la messa nella comunitá. Parlando poi con i confratelli ci siamo accorti che la presenza alle celebrazioni dell’aurora erano sempre participate da molte persone. Molti giovani e molti uomini che solitamente non si vedono durante le celebrazioni ordinarie erano tra i primi ad arrivare.
Quest’anno siamo stati fortunate anche perché durante tutto il tempo della messa del gallo non é piovuto per cui davvero tanta gente partecipava ogni mattina. Io penso che la messa del gallo per i filippini sia un po come la messa di mezzanotte di qualche anno fá da noi, dove molti partecipano solo perché l’orario é “strano”. Naturalmente tutto finisce con la messa della sera o notte del 24. Il giorno di Natale solitamente la gente delle varie comunitá non va in chiesa, eccetto che nelle chiese parrocchiali e nelle cittá. Durante quest’anno 2008, ci hanno chiesto circa 600 battesimi e 150 matrimoni. Tra i battesimi circa 60 sono di adulti, mentre tra I matrimoni circa 50 sono regolarizzazzioni nel sacramento del matrimonio, visto che sono giá sposati o in altre sette o solo civilmente.Come potete capire, di lavoro non ne manca. Tenendo presente che non solo di lavoro pastorale si parla, ma anche di servizio sanitario, assistenza nella scuola, aiuto alle comunitá tribali, programma di alfabetizzazione nei villaggi più remoti. A proposito di villaggi remoti quest’anno abbiamo aggiunto una nuova comunitá alla parrocchia di Arakan. Si trova a cisca 25 km dal centro di cui gli ultimi 6 km sono percorribili solo a piedi, in un percorso ondulato e collinoso. Nel tempo di pioggia ci si impiegano 2 ore per raggiungere il posto poiché il fango e le salite rallentano la Marcia.
In questo angolo di natura non posso proprio dire di annoiarmi o di non saper cosa fare. Le mie giornate sono sempre intense. Mi piace quello che stò facendo e soprattutto con e per le persone con cui lo stò facendo. Se alla sera mi addormento stanco é solo un motivo in più per ringraziare il Signore per tutte le grazie che mi dona. É davvero una bella esperienza di vita e se posso dirlo, la consiglio davvero a chiunque volesse condividerla. Naturalment e se l’esperienza é prolungata o per sempre, acqusta un sapore più complete, proprio come la vita nel matrimonio.
Ora pensa sia giunto il momento dei saluti finali. Grazie alla famiglia che mi ha ospitato per potervi scrivere. Grazie a tutti voi per la pazienza che avete nel leggermi. Non siate timidi a scrivere, anche se in ritardo, ho piacere rispondere a coloro che fossero interessati ad altri particolari. Mi ricordo di tutti voi nelle mie celebrazioni quotidiane, tra i monti e le valli dell’Arakan. Ricordateci nelle vostre preghiere.
Non mi resta che farvi gli auguri di un felice anno nuovo. Che sia davvero una vita nuova nel Signore, aperta alla speranza e alla pace, di cui in questo tempo tutti ne abbiamo davvero bisogno. Grazie ancora e buon anno nuovo!
19 Thursday Jun 2008
Today Archbishop Edward Joseph Adams, the papal nuncio to the Philippines, will administer the installation of new Kidapawan bishop Romulo Tolentino Dela Cruz. Among those who confirmed to witness the occasion are Cotabato City archbishop Orlando Quevedo, OMI, and Zamboanga archbishop Romulo Valles. In 2006, Pope Benedict XVI declared the diocese of Kidapawan as “Sede Vacante” following the transfer of then bishop Romulo Valles to the archdiocese of Zamboanga. The Kidapawan diocese, which was established as a prelature in 1976, covers 11 towns of North Cotabato, three towns of Maguindanao and Columbio in Sultan Kudarat province.Kidapawan, is a suffragan of the archdiocese of Cotabato.
Born on June 24, 1947, in Balasan, Iloilo, after his ordination as a priest (December 8, 1972) he became parish priest in Tacurong, Sultan Kudarat, and then rector of Notre Dame Archdiocesan Seminary in Sharif Kabunsuan. Ordained bishop on March 16, 1988, Dela Cruz served as bishop of the the Prelature of Isabela (Basilan Island) for 17 years and then of the Diocese of San Jose de Antique (Panay Island) for 7 years (2001-2008).
PIME Fathers are currently working both in the Diocese of Antique (San Pedro Parish, Parish Priest Fr. Fernando Milani and Luciano Benedetti for the IP-Program) and in Kidapawan (Arakan Mission : Frs. Fausto Tentorio, Gianni Re and Giovanni Vettoretto and fr. Peter Geremia IP-Program). While in Zamboanga PIMEs are presently in the Parish of Sinunuc, Fr. Nevio Viganò, Euntes Center, Fr. Giulio Mariani, Silsilah Islam-Christian Dialogue Center, Fr. Sebastiano D’Ambra and in the Regional House, Fr. Gianni Sandalo, Regional Superior).
08 Sunday Jun 2008
Posted in Kidapawan
Giovanni Vettoretto
Carissimi amici, parenti e innamorati della missione,
trovo l’occasione di sedermi e scrivere 4 righe su come stanno andando le cose da queste parti. Fortunatamente non siamo stati colpiti da terremoti o alluvioni catastroficicome la Cina e la Birmania. Da questo punto di vista possiamo ringraziare il Signore. Nonostante questa benedizione non mancano le ragioni per continuare a pregare e chedere al Signore sempre nuove benedizioni, specialmente sulla povera gente che sta’ davvero facendo fatica non a vivere ma a sopravvivere. Molte notizie dal mondo le conoscete gia’ per cui non mi dilungo. La crisi dei prezzi che state sperimantando voi la stamo vivendo anche noi qui.
Ora vi racconto un po di me. Qui tutto procede normalmente. Il lavoro mi piace anche se spesso fa star male guardare la situazione della gente. Immaginate solo quale possa essere la condizione della povera gente in questo periodo in cui la crisi dei prezzi si fa sentire in tutto il mondo. Se prima era difficile comperare il riso perche’ la situazione era gia’ precaria, ora la cosa e’ diventata impossibile.
Ogni giorno c’e’ gente che viene a chiedere aiuto per poter sopravvivere, chiede il riso!!!. Io mi accorgo che l’aiuto che posso dare e’ solo un palliativo e non risolve minimamente il problema. Solo nelle ultime due settimane la benzina e’ salita di quasi la meta’ del suo prezzo. I mezzi di trasporto sono diventati troppo costosi per la gente che deve spostarsi. Solo per farvi un esempio, il biglietto del bus tra Kidapawan e Arakan fino a due settimane fa era di 60 pesos. Ora per lo stesso tragitto si devono pagare 90 pesos. Le speculazioni delle grosse compagnie petrolifere e dei governi che non regolano i prezzi, stanno velocemente portando tutti i paesi come le Filippine alla bancarotta. Continuando di questo passo non si escludono dimostrazioni e disordini dovuti alla disperazione della gente affamata. Gia’ troppi erano i problemi di questo paese e di molti altri dello stesso regime economico, e non avevamo certo bisogno di aggiungerne altri di questo tipo. In questo modo si ritarda ancora una volta la “macchina” dello sviluppo e non ci sara mai la possibilita’ di stare al passo con il mondo. Siamo ancora una volta nella situazione dove i ricchi saranno sempre piu ricci mentre i poveri verranno eliminati “naturalmente” dalla mancanza non solo di cibo, ma soprattutto di perequazione fiscale.
Sul versante sicurezza poi la situazione sta’ a mio avviso peggiorando. Non mi riferisco a me o a noi missionari in particolare ma alla stessa gente filippina. La polizia e i militari stanno diventando sempre piu chiaramente dei giustizieri che eseguono le sentenze di morte dichiarate sommariamente dalle alte cariche di governo. Swembra che la verita’ non esista piu’ e il peggio e’ che non la si ricerca piu’. Ci sono fatti quotidiani riportati dai mass media in cui si denunciano chiaramente abusi di autorita’, di potere e malgoverno. Naturalmente chi ne fa le spese sono i soliti “ladri di polli” che non vengono neppure piu’ messi in prigione ma giustiziati sulle strade o nelle loro case. Il coinvolgimento di polizia e militari in operazioni “sporche” sta’ pesando sempre di piu. In questo modo non sara’ mai possibile chiedere e perseguire la giustizia. Naturlamente senza giustizia non sara mai possibile avere la pace.
Ci sarebbero ancora molte cose brutte da dire e raccontare ma non voglio farvi perdere l’appetito. Voglio darvi invece una buona notizia, anche se in ritardo di piu di un anno.Ufficialmente dal 14 maggio scorso alla diocesi di Kidapawan e’ stato assegnato il nuovo vescovo. Per avere questa bella notizia abbiamo dovuto aspettare un anno e mezzo, dal dicembre 2006. Io da prete mi chiedo perche’? cosi lungo tempo prima di assegnare un nuovo vescovo. In ogni caso ora stiamo preparando il programma di benvenuto per la sua entrata il prossimo 19 giugno. Cambiato il vescovo pero e’ rimasto il none, infatti si chiama come il predecessore, Romolo, cosi non avremo difficolta nel continuare a pregare per lui nelle messe chiamandolo col nome giusto.Come potete comprendere da quesate poche righe la vita in questi luoghi non e’ assolutamente monotona. E’ difficile vivere, o meglio sopravvivere, per cui di lavoro da fare ce n’e’ sempre molto.
Il mio lavoro pastorale continua regolare. Mi sto accorgendo che ogni volta che devo salire sui monti a piedi, arrivo sempre piu’ stanco. Forse e’ l’eta’ che avanza inesorabile ma io penso che sia anche il peso da portare, ( e mi riferisco a quello corporeo), che rimane indubbiamente sopra la norma. Mi devo mettere a dieta. Questo e’ un proposito, anche se sara’ un grosso sacrificio, visto che quando sono seduto a tavola mangio sempre volentieri quello che c’e’. Pregate per me anche per questo “piccolo” proposito, e non dimenticate quelli che hanno piu’ necessita’ di preghiere.
Per ora vi saluto e con voi tutti coloro che continuano nella preghiera per chi soffre. Questo e’ un modo reale per condividere la missione di Cristo tra gli uomini. Io continuo a pregare per ognuno di voi. Non stancatevi!!!
Nell’amore di Cristo, p. Gio.
10 Thursday Apr 2008
Posted in Kidapawan, PIME-Filippine
L’11 Aprile 1985 un gruppo di paramilitari uccideva p.Tullio Favali, nel villaggio di Tulunan, Isola di Mindanao. I resposabili, i fratelli Manero, erano stati indottrinati a seguire l’etica del ‘bravo cittadino’, che allora era quella di avere il pugno di ferro contro coloro sospettati di avere sposato la causa della ribellione. Era fondamentale per la convivenza, ‘pacifica e ordinata’ in Tulunan (Mindanao, Filippine). Bisognava mantenere l’ordine affinchè non prevalesse la ‘legge della giungla’. Ma la ‘legge’ in cui credevano, imposta dal governo di Marcos, non amava troppo la pace e armava chicchessia per per farla, per cosi’ dire, rispettare.
Sotto il titolo di ’ribelli’ rientravano un po’ tutti anche per il clima di sospetto che si era instaurato nel paese. Tra loro tuttavia c’era chi percepiva la ‘legge militare’ come ingiusta e le conseguenze le vedevano nei massacri perpetrati dalle forze para-militari, via via documentati. Per questo si ‘ribellavano’. Tullio, sebbene da pochi mesi in Tulunan, aveva già visto troppo. Tuttavia non si tiro’ indietro. C’era una richiesta di aiuto e non ci penso’ due volte sul come aiutare la vittima. Diciamo che non accettava quello che passava il ‘convento’ (la canonica). Cioe’ fare il suo bravo lavoro di prete senza interessarsi d’altro altrimenti non se ne sarebbe mai allontanato, dal convento.
Il problema è sempre lì, ciò che una società, un governo, una istituzione diffonde o impone come comportamento da tenere e le scelte dell’individuo e cittadino che possono essere di fanatica approvazione, palese critica o totalmente opposizione. Molto dipende da chi ha tra le mani le redini di un governo, o di una ideologia, o di una religione creare e diffondere una rete di comportamenti benevoli, giusti e non violenti. A Tulunan non ci riuscirono e, ironia della sorte, ancor oggi si fa fatica a capire perché padre Tullio sia stato ucciso (del resto c’è chi dice che non si capisce ancora perché Gesù sia stato crocifisso o perchè hanno sparato a Martin Luther King). Solo alcuni singoli si posero in mezzo ai conflitti in nome della pace e giustizia, pagando di persona. Tullio è un ‘martire’ ma questa parola non giustifica la tragedia. Forse con un po’ di diffuso buon senso dall’alto e meno ordine disordinato dal basso non sarebbe avvenuta. Purtroppo sono passati 23 anni e non si può più dimostrarlo. (p.Luciano Benedetti)
Maggior dettagli su:www.pime.org
20 Wednesday Feb 2008
Posted in Kidapawan
Norberto Manero jr., il capo della banda che uccise P. TULLIO FAVALI,
PIME nel 1985 e’ stato liberato dalla prigione alcuni giorni fa’ e oggi (4 febbraio) e’ venuto alla tomba di P. Tullio per chiedere perdono. Si e’avvicinato alla tomba con una candela accesa, si e’ inginocchiato e ha baciato la fotografia del Tullio nella lapide portata dalla Licia, la
sorella del Tullio…
Abbiamo fatto una preghiera insieme e abbiamo benedetto la tomba con l’acqua santa. Erano presenti parrecchi Sacerdoti della Diocesi, alcuni testimoni nel processo che porto’ alla condanna “a vita” del gruppo dei killers e alcuni loro familiari. Il Manero ha acceso una
candela anche al capitello a Tulunan dove il Tullio fu ucciso. Poi ha guardato a lungo il quadro con il Tullio steso per terra come fu trovato in una pozza di sangue, con le cervella sparse intorno al corpo inerte…
Abbraccio’ me e i testimoni e l’avvocato Andolana, verso’ lacrime di commozione…
Rinnovo’ le 9 promesse fatte e firmate e ripete’ che fara’ di tutto per mantenerle:
1. Non si fara’ usare da nessuno come strumento di violenza, d’ora in poi desidera diventare strumento di pace. Anzi ha chiesto di non essere piu’ chiamato “Kumander Bukay” ossia un Comandante di fanatici che incute terrore, ma semplicemente “Nonoy” ossia un buon ragazzo
ordinario, come era chiamato da piccolo.
2. Non fara’ alcun male a nessuno, non piu’ minacce a chi l’ha fatto imprigionare.
3. Rivelera’ in stretta confidenza come fu fatto il piano di ucciso il P. Tullio.
4. Chiede perdono per l’uccisione di tante altre vittime, specialmente tra i Mussulmani e i Tribali
5. Fara’ modo di ridare o dar indietro 100 ettari di terre tolte a forza ai Tribali
6. Ha ricevuto proposte di far dei cinema, dara’ parte dei guadagni ai testimoni che han dovuto scappare per paura e diventare quasi mendicanti
7. Paghera’ i danni secondo la decisione del Tribunale
8. Si sottoporra’ ad esami psicologici
9. Se non adempie queste promesse e’ disposto a ritonare in prigione
Ha ripetutamente chiesto di assere accettato nelle nostre comunita’ e di essere aiutato a cambiare vita.
Si e’ presentato non piu’ come un lupo rapace, ma come un agnello mansueto. Sembrava impossibile che il piu’ famoso campione dei fanatici, il piu’ duro dei killers si presentasse in veste di agnello.
Questo e’ un grande segno di conversione, tutti coloro che si lasciarono influenzare dallo spirito di violenza spietata, anche i mandanti nascosti che spinsero i fanatici ad accessi di violenza, ora sono costretti a riflettere.
Preghiamo che il Manero e tutti i suoi seguaci siano veramente liberati dallo spirito di violenza fanatica e le nostre comunita’ siano liberate dalla paura o terrore che le ha a lungo paralizzate.
Forse anche noi possiamo sentire la morte del Tullio non soltanto come un grande dolore ma anche come un grande segno di salvezza: infatti la sua morte ha frenato l’ ondata di ammazzamenti e ora puo’ anche cambiare i killers in strumenti di pace.
Fr. Peter Geremia, PIME (Kidapawan)
See also “Prophets die for Christ” di Shay Cullen in Pinoypress