23 anni fa

By Admin

L’11 Aprile 1985 un gruppo di paramilitari uccideva p.Tullio Favali, nel villaggio di Tulunan, Isola di Mindanao. I resposabili, i fratelli Manero, erano stati indottrinati a seguire l’etica del ‘bravo cittadino’, che allora era quella di avere il pugno duro contro ogni tipo di ribellione. Era fondamentale per la convivenza in Tulunan (e nelle Filippine). Bisognava mantenere l’ordine affinchè non prevalesse la ‘legge della giungla’. Ma la ‘legge’ in cui credevano, imposta dal governo di Marcos, era già legge da FarWest, che armava chicchessia per eliminare le cause del ‘disordine’.
Diversamente da loro molti altri percepivano la legge militare come ingiusta e le conseguenze si vedevano nei massacri perpetrati dalle forze para-militari, poi documentati. Tullio, sebbene da pochi mesi in Tulunan, aveva già visto troppo e se c’era una richiesta di aiuto da parte delle vittime non ci pensava due volte. Diciamo che non accettava quello che passava il ‘convento’ altrimenti non se ne sarebbe mai allontanato.

Il problema è sempre lì, ciò che una società, un governo, una istituzione diffonde o impone come comportamento da tenere e le scelte dell’individuo che possono essere di fanatica approvazione, differenti o totalmente opposte. Dipende da chi ha in mano le redini di un governo, o di una ideologia, o di una religione creare e diffondere una rete di comportamenti benevoli, giusti e non violenti. A Tulunan non ci riuscirono e, ironia della sorte, ancor oggi si fa fatica a capire perché padre Tullio sia stato ucciso (del resto c’è chi dice che non si capisce ancora perché Gesù sia stato crocifisso o perchè hanno sparato a Martin Luther King…).  Noi diciamo che Tullio è un ‘martire’ ma questa parola non giustifica la tragedia. Forse con un po’ di diffuso buon senso dall’alto e meno fanatismo dal basso non sarebbe avvenuta. Purtroppo sono passati 23 anni e non si può più dimostrarlo. (p.Luciano Benedetti)

Maggior dettagli su:www.pime.org

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